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Negli anni ’90, la trasmissione ‘Mai dire gol’, condotta dalla ‘Gialappa’s’, farà dell’autogol uno dei suoi punti di successo. L’antitesi del calcio che diventa essenza di esso. L’errore più comune, spesso goffo e portatore di scherno, diviene evento decisivo. A volte anche in partite fondamentali.

Qualcuno di voi, soprattutto fra gli amanti del calcio francese, ricorderà lo scorso anno il clamoroso autogol di Brice Maubleu, portiere del Grenoble, in una partita di seconda divisione contro il Caen. Al minuto 18 l’estremo difensore ospite rimette la palla in gioco con le mani, ma per una strana congettura astrale la palla va a sbattere sull’altra mano e oltrepassa la linea di porta. Inutile il tentativo di recupero di Maubleu: è 2-0 per i padroni di casa.

La clamorosa autorete del portiere francese non è però la più assurda della storia. Bisogna andare indietro negli anni, precisamente al 23 maggio del 1976. In Messico si gioca il derby fra Cruz Azul e Atlante, valevole per la Liga MX. Un’annata molto calda quella del ’76, con temperature che sforano spesso i 40° in gran parte del Sud America.

Nel Cruz Azul difende i pali un giocatore molto blasonato in Messico e corteggiato da diversi top club europei. Il suo nome è Miguel Marin. Soprannominato El Gato per i suoi eccezionali riflessi, Marin, argentino di nascita, è un vero e proprio eroe per i suoi tifosi.  Con i Conejos conquista tre titoli consecutivi fra il ’72 e il ’75, per poi replicare i successi nel ’79 e nel 1980. Un portiere di grande talento e adorato dalla propria tifoseria. Quel 23 maggio, però, succede qualcosa di incredibile.

Al minuto 76, sul risultato di 1-0 per il Cruz Azul, Marin blocca agevolmente un tiro non irresistibile di Binha. Nel rimettere la palla in gioco con le mani, l’estremo difensore argentino rotea eccessivamente il braccio e manda la palla direttamente nella sua porta. Come nei peggiori bug di Fifa, il gesto di Marin lascia attoniti gli spettatori e gli stessi calciatori dell’Atlante.

La partita finisce 1-1 e a fine gara, impacciatissimo davanti ai microfoni, El Gato dichiara: “Non ho idea di quanto sia accaduto, voglio vedere il replay”. Un gesto che resterà negli annali del calcio e che ancora oggi viene ricordato come l’autogol più assurdo di tutti i tempi.

Di Dante Chichiarelli

Nato a Roma, il 26 agosto del 1984, inizia ad appassionarsi al calcio a non ancora 6 anni, durante i Mondiali di Italia '90, quelli delle Notti Magiche e di Totò Schillaci. L'amore per questo sport è nel DNA della famiglia: il suo bisnonno, Silvio Blasetti, mosse i suoi primi passi nel calcio nei primi decenni del '900 con la maglia della Lazio. Oltre a questo affianca un'altra grande passione, quella per la scrittura e per il giornalismo. Dopo le scuole, frequenta la facoltà di Scienze della Comunicazione presso "La Sapienza" di Roma e nel 2009, dopo aver collaborato per oltre due anni con "Sportlocale", settimanale sul calcio dilettantistico e giovanile, diventa giornalista pubblicista. Sempre in quegli anni inizia a frequentare il corso di giornalismo sportivo curato da Guido De Angelis e di lì a breve diventerà uno dei redattori della rivista "Lazialità". Nel corso del tempo numerose sono le collaborazioni con periodici on-line e cartacei. Nel 2011, per circa un anno, diventa Direttore Responsabile del mensile "Futuro Giovani Magazine". Da aprile 2020 collabora con la redazione di "Noi Biancocelesti". Ad oggi, nonostante gli impegni lavorativi, continua a coltivare le sue due grandi passioni che lo accompagnano sin dai primi passi della vita.