fbpx
italia immobileFonte immagine: profilo Twitter Ciro Immobile

Ciro Immobile e Italia, un binomio che spesso ha suscitato molte critiche. L’attaccante biancoceleste è spesso accusato di avere un rendimento completamente differente con la maglia azzurra sul petto. Tuttavia, il problema ha radici ben più antiche nel nostro calcio. Un vero bomber manca forse da anni, nonostante la bacheca di Mondiali ed Europei ben piena.

Italia-Immobile: la cronica assenza del goleador

Basta un dato a far riflettere su come l’Italia non sia una patria di cannonieri. Gigi Riva, il miglior marcatore di tutti i tempi, ha siglato 35 reti. Solamente al 77esimo posto di tutte le Nazionali. La Germania ha Miroslav Klose, a 71; l’Inghilterra Wayne Rooney a 53; la Spagna David Villa a 59; la Francia a Thierry Henry. Senza citare gli inarrivabili Messi e Cristiano Ronaldo. Dietro a Rombo di Tuono Giuseppe Meazza a quota 33, poi Silvio Piola a 30. Gli ultimi due, eroi dei Mondiali degli anni Trenta. Il primo giocatore in classifica dei tempi recenti è addirittura Daniele De Rossi, in 12esima posizione a 21 gol. Il primo in attività è proprio Immobile, a 14, a un passo dalla top 20. Un attestato di stima: con due reti potrebbe agguantare Luca Toni.

L’attaccante di Pavullo nel Frignano è spesso romanticamente ricordato dai tifosi italiani e non, quando stupì a suon di gol con la maglia di Palermo, Fiorentina, Bayern Monaco e Verona, tra le altre. Eppure, con l’azzurro addosso, pur laureandosi campione del mondo, non ha brillato per prolificità. Due sigilli in Germania 2006, proprio come Immobile ad Euro 2020, senza poter replicare nelle gare successive all’Ucraina. Due anni dopo, una kermesse in Svizzera ed Austria sottotono, con 0 gol nel tabellino e tante chance sprecate. Nonostante ciò, è ricordato con affetto come uno degli eroi di Berlino. Diversamente da quanto avviene con Immobile, indicato come un peso della competizione.

Paradosso all’italiana

Un vero e proprio ossimoro per la bandiera tricolore, molto vincente nel corso della storia. Non vengano a dirci che ora è per il gioco difensivista. Roberto Mancini si è sempre distaccato da questa associazione, dando una linfa nuova a una Nazionale derelitta dal post Italia-Svezia. Il tecnico di Jesi ha sempre cercato tante soluzioni dagli attaccanti esterni e dagli incursori del centrocampo, vero fattore in più dell’Italia. La tesi del calcio difensivista è perde valore anche con il fattore Riva, che a cavallo tra anni Sessanta e Settanta era nel pieno periodo catenacciaro. Eppure, eccolo lì, a figurare come top scorer di tutti i tempi.

Noi tutti ci eravamo un po’ illusi di fronte a Mario Balotelli. Resta ancora nella mente l’immagine sbiadita della formidabile doppietta rifiliata alla Germania a Euro 2012. Tante promesse di novello bomber, e invece oggi ci troviamo qui a rimpiangere ciò che non è stato. Un Mondiale 2014 in chiaroscuro e poi il vuoto. Oggi il Mancio ci ha riprovato, memore dei tempi al Manchester City, convocandolo per lo stage di Coverciano. Tra speranze e incredulità.

Ora, tra dubbi su nuove generazioni (Raspadori, Scamacca) e veterani (Immobile, Belotti) non possiamo che essere noi i nuovi attaccanti. Per crederci per dire di no a una nuova Russia, gridando, ancora una volta: “Forza Azzurri!”.

Di Luca Ripari

Sono Luca Ripari, ho 26 anni e provengo da Perugia. Nel giugno 2019 mi sono laureato in Mediazione Linguistica, in inglese e spagnolo. Ho una grande passione per il calcio, tanto da aver dedicato la mia tesi finale a questo argomento, lo sport interconnesso con società e cultura. Ho iniziato a collaborare con alcune testate e anche la radiocronaca mi appassiona. Mi piace scrivere, raccontare di calcio, viaggiare e leggere.