Spezia, salvo grazie ad un’impresa “chirurgica” e identità di gioco
È stata una cavalcata, quella dello Spezia in Serie A alla ricerca della salvezza.
Squadra che non partiva di certo come favorita: non per l’organico, non per le compagini con cui se la giocava e neanche per via delle tante difficoltà affrontate.
Inoltre, a non essere favorevole era anche il trend sulle neopromosse, che negli ultimi anni ha visto salva, al massimo, una sola squadra proveniente dalla categoria minore. E a bocce ferme chi non avrebbe puntato sul Benevento, ex campione di Serie B grazie al record storico di 86 punti?
A bocce ferme, appunto. Perché a giochi fatti, invece, chi continuerà a calcare i palchi della Serie A è proprio quello Spezia che la massima serie è riuscita a raggiungerla quest’anno per la prima volta in tutta la sua storia.
Non è stata un’impresa facile. Non nell’anno del covid, non per via di un organico a tratti inadatto, non per i mille infortuni patiti, soprattutto nella prima parte del campionato. Basti pensare che alla nona giornata – chi per necessità, chi per scelta tecnica – sono stati ben 32 i giocatori schierati dall’allenatore Vincenzo Italiano, record assoluto nell’era dei tre punti.
Ed è proprio Italiano il grande valore aggiunto della squadra. Un allenatore che, con mezzi limitati, per larghi tratti è stato in grado di giocare un calcio tra i migliori della Serie A. Pochi inamovibili, tanti giovani, molte scommesse e alcuni giocatori esperti con il bisogno di rilanciarsi. Idee di gioco ben chiare, identità di gruppo, difensori che sono i primi ad attaccare e attaccanti in prima linea a difendere. Voglia di emergere e nessun intento di abbassare la testa, neppure davanti alle big del campionato.
Sono queste alcune delle caratteristiche che hanno permesso allo Spezia di compiere una bellissima cavalcata, che li ha portati a salvarsi con molta più tranquillità di squadre storiche e con rose sicuramente più forti e complete, come il Cagliari o il Torino.
Una stagione entusiasmante, visto il punto di partenza. Attualmente quindicesima in classifica, 38 punti conquistati (ad una giornata dal termine) tramite nove vittorie e undici pareggi. Nona squadra per gol fatti, sesta per la gestione del gioco. Alcune grandi soddisfazioni come la vittoria rocambolesca contro la Roma agli ottavi di Coppa Italia e salvezza ottenuta dopo la vittoria stracciante di sabato per 4-1 sui granata.
Rimanere in massima serie non è stata un’impresa facile per la squadra di Italiano, ma sicuramente “chirurgica”.
Il motivo? Dei 38 punti conquistati, ben 8 sono stati “rubati” alle big del campionato, arrivati a seguito dei pareggi contro l’Atalanta e l’Inter campione d’Italia o le vittorie ai danni del Milan e del Napoli.
Ma il dato più importante riguarda gli scontri diretti: sono stati 18 i punti ottenuti contro Benevento, Cagliari, Crotone, Torino, Fiorentina e Parma, tutte squadre con cui hanno condiviso la lotta salvezza fino all’ultimo.
Un campionato improntato non solo, quindi, sul portare il maggior numero di punti per la propria squadra attraverso il gioco, ma anche basato sul sottrarne il più possibile alle dirette avversarie. “Due piccioni con una fava”, come si suol dire.
Ed ecco allora che una squadra data quasi da tutti per spacciata, si è invece ritrovata ad insegnare molto alla Serie A, in primis tramite una parola d’ordine: Gruppo, con la G maiuscola, e mai, in nessun caso, individualità.



