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Nuovo appuntamento con la rubrica che ci sta permettendo di viaggiare virtualmente in tutta Italia, conoscendo le realtà delle redazioni di informazione sportiva legate alla Serie A e non solo. Questa settimana abbiamo avuto il piacere di scambiare qualche battuta con il Dott. Domenico Fabbricini, Direttore Editoriale della testa giornalistica fcinternews.it

– Salve direttore e grazie per aver accettato il nostro invito.

Grazie a voi per l’invito.

– Come nasce il progetto FCINTERNEWS.IT?

FcInterNews nasce come evoluzione di un vecchio progetto che avevo sviluppato anni fa, insieme all’attuale socio Fabio Costantino, sul calcio a Milano: un portale “doppio” che parlava di Inter da una parte e Milan dall’altra. Il nostro lavoro è stato notato da Tmw che ci ha chiamati per sviluppare un sito verticale solo sull’Inter, FcInterNews appunto, ed eccoci qui, 13 anni dopo.

– Quali sono gli aspetti fondamentali del modus operandi della sua redazione, vista anche l’ottima qualità del prodotto che offrite?

La nostra redazione non si occupa solo di scovare e riportare quasi in tempo reale tutto quanto riguarda l’Inter (già brava in questo certosino lavoro quotidiano), ma anche di selezionare, verificare, approfondire le notizie. Qualcuno potrebbe pensare che basti riportare quanto si legge su altri portali ma non è così, ci si imbatte spesso in fake news, notizie non verificate, a volte vecchie ma spacciate per nuove. Il prodotto finale è frutto appunto di una selezione e una revisione delle news in modo da dare al lettore un prodotto di qualità e un’informazione veritiera e attendibile. A questo si affiancano naturalmente le nostre esclusive, le interviste, gli approfondimenti dei nostri giornalisti per offrire sempre più contenuti nuovi e originali, prodotti dalla nostra redazione. E andare così oltre quello che altre testate già riportano. Con un’attenzione particolare alla scrittura e al contenuto. Il giusto mix che finora è sempre piaciuto ai nostri lettori.

– Al giorno d’oggi quali sono le difficoltà più comuni in cui ci si imbatte per chi si occupa di informazione sportiva?

Il principale ostacolo è la pluralità di informazione, che potrebbe sembrare una ricchezza ma spesso è il contrario. Come dicevo poc’anzi, cerchiamo di fare un lavoro di qualità ma a volte ci scontriamo con chi cerca di fare lo stesso in modo approssimativo o errato, e diventa poi difficile far capire ai lettori che noi non riportiamo quella notizia, o la riportiamo in modo diverso, perché dietro c’è un lavoro di verifica. Per fortuna il tempo ci ha sempre dato ragione e sempre più persone ci scelgono e si fidano di noi. Chi vuole fare informazione sportiva deve sapere che si trova in un mare magnum in cui chiunque, anche con un blog, può dire la sua, e l’unico modo per differenziarsi è appunto la qualità e la verifica. Verificare le fonti è fondamentale.

– Come definirebbe il rapporto del suo giornale con la tifoseria neroazzurra e quali sono le sezioni più seguite sul vostro portale?

Direi buono, abbiamo un buon numero di lettori che quotidianamente ci scelgono, e se qualcuno ci critica (tralasciando i classici haters) cerchiamo di prenderla come critica costruttiva per migliorarci. Le esclusive, specie di mercato, ovviamente tirano per la maggiore. Insieme ai commenti post partita, le pagelle, le notizie di giornata.

C’è collaborazione tra la sua redazione e la società interista?

Più che collaborazione direi che esiste il classico scambio lavorativo che può esserci tra una redazione e un ufficio stampa. C’è apertura da ambo le direzioni che si limita al reciproco lavoro.

Qual è il suo ricordo più bello ed emozionante a livello professionale?

Ricordo con piacere la prima trasferta, in auto, insieme al collega Liotta a Monaco di Baviera in Champions nel 2011. Un viaggio lunghissimo, più di 1000 km tra andata e ritorno in due giorni, ma vincemmo 3-2. Un’esperienza indimenticabile per tutto il carico di emozioni che si portò dietro.

Che momento è, questo, per il calcio nostrano, specialmente in relazione agli altri principali campionati europei?

Devo dire che il calcio italiano sta tornando. Non è quello degli anni 80 con cui sono cresciuto, non è più “il campionato più bello del mondo” come fu definito, quello forse attualmente è la Premier League, ma sta riacquistando appeal grazie anche a nuovi investitori e presidenti più lungimiranti e innovatori dei precedenti. C’è stato un periodo in cui i grandi campioni fuggivano dall’Italia, preferendo a volte anche la Germania. Invece ora l’Italia è tornata ad attrarre anche calciatori al top, e il campionato ha riacquistato valore rispetto alle altre leghe europee. Questo da un punto di vista di immagine. Come valori tecnici, invece, purtroppo siamo ancora indietro e le recenti competizioni europee stanno a dimostrarlo.

Il suo pensiero sul discorso “SuperLega”?

Da un lato l’idea di vedere una Superlega in cui si sfidano le principali potenze calcistiche europee mi affascinava, ma solo se fosse parallelo alle attuali coppe europee. Svaligiare invece Champions ed Europa League, come sarebbe stato, dei club più nobili d’Europa avrebbe impoverito terribilmente queste due competizioni, oltre a vanificare gli sforzi di realtà minori che sognano un giorno di giocare in Champions (vedi la favola Chievo o l’attuale Atalanta) ma senza la possibilità di poter sfidare i top club europei. E’ giusto, come si è deciso poi, che il calcio sia equo e uguale per tutti, senza leghe chiuse, solo su invito.

– Champions League, Europa League e Conference League, dove pensa possano arrivare le italiane quest’anno?

Mi auguro, da italiano, che possano arrivare tutte fino in fondo. Ma come dicevo prima vedo ancora un gap tra le squadre italiane e quelle europee, soprattutto spagnole e inglesi. La speranza è di veder trionfare nuovamente una squadra italiana in una competizione europea, le italiane hanno tutte la possibilità di passare il turno nei gironi, tranne forse il Milan, e poi giocarsela.

– Napoli, Milan ed Inter saranno le uniche protagoniste della lotta al vertice secondo lei?

Direi proprio di sì, improbabile un inserimento di Atalanta o Lazio, anche per organici a disposizione.

Cosa si aspetta dall’operato di Inzaghi alla sua prima stagione in neroazzurro?

Non ha un compito facile perché al primo anno fuori dalla ‘sua’ Lazio si è ritrovato in mano la squadra campione d’Italia ma depotenziata dai problemi finanziari. Ha perso giocatori come Lukaku e Hakimi ma ha trovato un ottimo Dzeko fin qui. Mi aspettavo forse qualche punto in meno di distacco dalla prima ma per quelle che erano le premesse direi che si sta comportando molto bene. Terminare nei primi 3 posti e ben comportarsi in Champions penso siano le richieste che anche la società gli ha fatto. Dovesse poi vincere lo scudetto, direi che sarà andato oltre le migliori aspettative.

Grazie Direttore per la sua disponibilità, è stato un piacere entrare tramite le sue parole nella vostra redazione e conoscere anche il suo punto di vista riguardo determinate tematiche.