“Quasi fenomeni”, quando il talento non basta: i cinquanta destini sospesi raccontati da Francesco Rago

22 Settembre 2026 di 10 min di lettura
Ascolta l'articolo
La lettura usa la voce disponibile sul browser o sul dispositivo.
Quasi fenomeni

TITOLO: Quasi fenomeni

AUTORE: Francesco Rago

EDITORE: Ultra Edizioni

ANNO PUBBLICAZIONE: 2026

PAGINE: 272

PREZZO : 19.50 eur

Da Gascoigne a Cassano, da Adriano a Recoba, passando per Giuseppe Rossi, Pato, Redondo, Hagi e Beccalossi. Nel nuovo libro “Quasi fenomeni”, edito da Ultra, Francesco Rago racconta cinquanta calciatori diversissimi tra loro partendo dalla stessa domanda: cosa separa un grande talento dal destino che sembrava attenderlo?

Ci sono calciatori dei quali ricordiamo soprattutto ciò che hanno fatto. Di altri, paradossalmente, ricordiamo altrettanto bene quello che avrebbero potuto fare. Una distinzione molto meno netta di quanto sembri, visto che tra i protagonisti di “Quasi fenomeni. Cinquanta talenti che avrebbero potuto dominare il calcio (e perché non ce l’hanno fatta)” compaiono giocatori che hanno raggiunto traguardi straordinari. Michael Owen ha vinto un Pallone d’Oro, Fernando Redondo una Champions League da protagonista con il Real Madrid, Gheorghe Hagi ha guidato la migliore generazione della storia della Romania, Enzo Francescoli è diventato un idolo del River Plate. Nelle loro carriere, e in quelle degli altri protagonisti scelti da Francesco Rago, rimane però uno spazio difficile da misurare: quello che separa ciò che sono stati da ciò che, almeno per qualche stagione, abbiamo pensato potessero diventare.

Su questo spazio si muove gran parte del libro pubblicato da Ultra nell’agosto 2026. Il titolo, preso alla lettera, rischia persino di portare il lettore nella direzione sbagliata. Tra queste pagine ci sono cinquanta percorsi nei quali una promessa, a un certo punto, incontra qualcosa capace di cambiarne la traiettoria. A volte è un ginocchio che cede, altre un carattere difficile da governare. Entrano in gioco allenatori, trasferimenti sbagliati, pressioni diventate insostenibili, trasformazioni tattiche e culturali del calcio. In altri casi c’è semplicemente un modo di vivere questo sport che non coincide con quello immaginato dagli altri.

Rago offre una chiave di lettura già nelle prime pagine, quando scrive che il calcio moderno «ha fame di eredi». Prima ancora che un giovane calciatore riesca a costruirsi una carriera, spesso qualcuno ha già provveduto a costruirgli un futuro: il nuovo Maradona, il nuovo Ronaldo, il nuovo Messi. Il talento finisce così per caricarsi di un’aspettativa collettiva che accompagnerà inevitabilmente tutto ciò che verrà dopo. I cinquanta nomi scelti dall’autore, attraverso una selezione dichiaratamente soggettiva, vengono organizzati in quattro categorie: i Ribelli, i Cristalli, gli Incompiuti e i Romantici. Una suddivisione narrativa che consente di avvicinare storie, epoche e personalità molto differenti tra loro.

Paul Gascoigne e Antonio Cassano appartengono al territorio dei Ribelli, quello nel quale il talento entra continuamente in conflitto con ciò che dovrebbe contenerlo. Il ritratto di Gazza attraversa Italia ’90, il grave infortunio nella finale di FA Cup, gli anni della Lazio, l’alcol e il rapporto sempre più difficile tra Paul e il personaggio pubblico che tutti pretendevano continuasse a essere. Cassano percorre una traiettoria differente ma altrettanto riconoscibile: il diciassettenne che nel 1999 contro l’Inter sembra comparire dal nulla, Roma e Totti, Madrid, la rinascita alla Sampdoria, la rottura con Riccardo Garrone. Sullo sfondo rimane quella sensazione che ha accompagnato quasi tutta la sua carriera, con Fantantonio costantemente alle prese con il proprio talento e con tutto ciò che quel talento comportava.

I Cristalli spostano il racconto su un terreno completamente diverso. Giuseppe Rossi, Abou Diaby, Alexandre Pato, Jack Wilshere, Sebastian Deisler, Ledley King, Gianluigi Lentini, Javier Pastore: in queste storie il corpo assume spesso un ruolo decisivo. Il talento c’è e in diversi casi riesce anche a manifestarsi ai massimi livelli, senza trovare però il tempo e la continuità necessari per esprimersi fino in fondo. Davanti a carriere del genere diventa difficile cercare responsabilità o spiegazioni particolarmente elaborate. Un infortunio può cambiare tutto, una ricaduta può cancellare mesi di recupero e una sequenza di problemi fisici può modificare definitivamente il modo di giocare, allenarsi e perfino pensarsi come calciatore.

Con gli Incompiuti entrano in scena Adriano, Ganso, Recoba, Saviola, Freddy Adu, Denílson, D’Alessandro, Bojan, Coutinho e Nicolas Anelka. Adriano rimane uno dei casi più emblematici dell’intero volume. Per un periodo sembra destinato a raccogliere l’eredità dei più grandi attaccanti brasiliani, poi quella forza calcistica enorme si accompagna a un equilibrio personale sempre più difficile da ritrovare. Gli altri nomi raccolti nella stessa sezione mostrano quanto possano essere differenti le strade dell’incompiutezza. Recoba ha lasciato negli occhi degli interisti giocate che pochissimi calciatori erano capaci anche solo di immaginare, mentre la sua carriera non ha mai raggiunto la dimensione che quel sinistro aveva fatto intravedere. Ganso possedeva una visione di gioco straordinaria e si è trovato davanti un calcio europeo che nel frattempo chiedeva sempre più velocità, pressing e occupazione degli spazi, caratteristiche poco compatibili con il suo modo di interpretare il gioco.

L’ultima parte, dedicata ai Romantici, introduce una sfumatura ulteriore. Luigi Meroni, Francescoli, Mendieta, Marco Macina, Lars Elstrup, Matt Le Tissier, Alviero Chiorri, Hagi, Iván de la Peña, Mágico González, Ginola e Beccalossi appartengono a epoche e dimensioni differenti. In molti dei loro racconti il confine tra incompiutezza e scelta personale si fa più difficile da tracciare. Il rapporto con il pallone, con la professione e con le aspettative esterne assume un peso particolare e rende complicato tradurre il valore di una carriera soltanto attraverso trofei, presenze o quotazioni di mercato.

Lars Elstrup ne offre probabilmente l’esempio più radicale. Campione d’Europa con la Danimarca nel 1992 e autore del gol decisivo contro la Francia, l’anno successivo si ritira a trent’anni. Il calcio ha smesso di dargli le risposte che cerca e lui decide di cercarle altrove. Anche Alviero Chiorri vive la professione seguendo coordinate decisamente personali. Nel racconto di Rago, la sua distanza dalla cultura dell’atleta completamente consacrato alla carriera diventa uno dei tratti attraverso i quali comprenderne il personaggio.

A questo punto il titolo acquista una profondità diversa. L’espressione “quasi fenomeni” porta inevitabilmente a interrogarsi sul parametro utilizzato per giudicare una carriera. Francescoli, per esempio, ha vinto tre Coppe America e una Libertadores. Hagi, Owen e Redondo hanno scritto pagine importanti del calcio europeo e mondiale. Anelka ha attraversato alcuni dei club più prestigiosi d’Europa e raccolto abbastanza titoli da riempire la carriera di molti grandi giocatori. Nel suo capitolo emerge soprattutto l’immagine di un calciatore continuamente in movimento, capace di passare da una grande squadra all’altra senza trovare facilmente un luogo al quale appartenere davvero.

La presenza di questi nomi rende interessante anche il rapporto del libro con la parola “fallimento”. Rago cerca le ragioni che hanno portato ciascuno dei protagonisti lontano dal destino che il talento sembrava avergli assegnato, mentre le cinquanta storie mostrano progressivamente quanto sia difficile applicare lo stesso criterio a carriere tanto diverse. Una carriera può essere enorme e restare comunque al di sotto delle aspettative che l’avevano accompagnata. Può durare meno del previsto e lasciare un ricordo profondissimo. Può essere considerata incompleta osservandola dall’esterno e avere seguito, invece, le scelte e le priorità di chi l’ha vissuta.

La struttura del volume rende questa varietà piuttosto facile da attraversare. Ogni capitolo è relativamente breve, procede attraverso alcuni episodi significativi e termina con un identikit, i dati essenziali della carriera e una curiosità. Le oltre 270 pagine possono essere percorse in ordine oppure seguendo nomi e ricordi personali. È facile partire dal giocatore che si conosce meglio e ritrovarsi, qualche capitolo dopo, dentro la storia di qualcuno che si era quasi dimenticato o che appartiene a un’altra generazione. La formula mantiene agile la lettura anche davanti a cinquanta protagonisti e a una quantità considerevole di dati, lasciando sempre al racconto del calciatore lo spazio principale.

Una struttura tanto riconoscibile comporta naturalmente qualche ricorrenza. Il talento precoce, l’esplosione, le aspettative, il momento nel quale qualcosa cambia e ciò che rimane dopo attraversano molte delle cinquanta storie, assumendo ogni volta forme differenti. Rago mantiene per tutto il volume una scrittura molto visiva, spesso cinematografica, interessata soprattutto al ritratto dei protagonisti e agli episodi capaci di restituirne il carattere e la parabola sportiva. La scelta si accorda bene con la natura del libro e contribuisce a renderne scorrevole la lettura anche quando si passa tra vicende molto lontane per epoca, contesto e sviluppo. L’autore dichiara fin dall’introduzione il carattere soggettivo della selezione e specifica che i dati statistici sono stati ricostruiti attraverso fonti pubblicamente disponibili.

Questa capacità di costruire immagini permette a molte pagine di riaccendere ricordi che sembravano rimasti parcheggiati da qualche parte nella memoria calcistica. Chi ha vissuto certe stagioni difficilmente incontrerà Gascoigne senza rivedere le lacrime di Italia ’90, Cassano senza tornare a quel controllo contro l’Inter, Adriano senza ricordare la potenza del suo sinistro, Recoba senza aspettarsi ancora che da trenta metri possa succedere qualcosa. Per chi appartiene a generazioni successive, nomi come Robin Friday, Marco Macina, Chiorri o Elstrup offrono invece l’occasione di conoscere figure che oggi occupano uno spazio molto più marginale nel racconto del calcio.

La prefazione di Gigi Cagni aggiunge un punto di vista maturato direttamente sul campo. L’ex allenatore lega il talento alla libertà e racconta il momento nel quale quella libertà deve imparare a convivere con il gruppo, la preparazione, il recupero e le regole necessarie per durare. Da allenatore, Cagni porta inevitabilmente il discorso sul rapporto tra qualità individuale e disponibilità al sacrificio, uno dei temi che ritornano poi, in forme differenti, nelle storie raccolte da Rago.

Francesco Rago, piacentino, laureato in Scienze della Formazione e professionalmente impegnato nel settore della formazione, arriva a Quasi fenomeni dopo una produzione che attraversa narrativa e saggistica. Ha pubblicato, tra gli altri, Reality 5.0, Cani malati in Val Padana, Come ti calpesto il cuore e Grandine. Il calcio era già entrato nella sua bibliografia con Il nero dipinto di blu e Lo chiamavano il fenomeno, entrambi pubblicati da Ultra.

Alla fine resta soprattutto quel “quasi” scelto per il titolo. Una parola capace di tenere insieme cinquanta carriere nelle quali realtà e aspettative raramente hanno finito per coincidere. Alcune si sono fermate troppo presto, altre hanno preso direzioni impreviste, altre ancora hanno prodotto successi enormi lasciando comunque la sensazione che potesse esserci qualcosa in più. Dopo 270 pagine diventa difficile stabilire quanto quella distanza appartenga davvero ai calciatori raccontati e quanto dipenda dalle aspettative costruite intorno a loro. Il libro si chiude lasciando questa domanda al lettore, insieme ai ricordi di cinquanta giocatori che, ciascuno a modo proprio, hanno lasciato una traccia nella storia e nell’immaginario del calcio.