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Le squadre fondatrici della Superlega

19/04/2021: il calcio è (quasi) morto. O quantomeno si trova in uno stato di semi-coscienza. Con il comunicato ufficiale della nascita della Superlega, lo sport più amato nel mondo rischia di vedere la sua fine, almeno per come tutti noi lo abbiamo inteso fino ad oggi.

L’avvento del nuovo torneo, aperto a un piccolo gruppo di club europei, è la morte di questo sport. Juventus, Inter, Milan, Manchester United, Manchester Ciy, Arsenal, Liverpool, Chelsea, Tottenham, Real Madrid, Atletico Madrid e Barcellona, alle quali a breve dovrebbero aggiungersi Bayern Monaco, Porto e Red Bull Lipsia. Questa la ristretta cerchia di squadre fondatrici dalle quali a breve prenderà corpo il nuovo torneo. Quindici società che, a detta dei promotori, dovrebbero rappresentare l’élite del calcio europeo. Ma siamo sicuri che sia davvero così?

Nella lista, formazioni come Porto e Lipsia che di certo non passano alla storia per il loro palmarès. Soprattutto la compagine tedesca, nata recentemente più per fini commerciali che per soddisfare il bisogno dei tifosi. Proprio questo caso ci fa mettere in dubbio le motivazioni riguardo la nascita della Superlega. Un torneo che sembra spinto più da fini commerciali che dal voler esaltare i top-club europei.

A prescindere dalle motivazioni, già il concetto di per sé è un massacro alla natura del calcio. Uno sport basato da sempre sulla storia e sulla tradizione, sulla sorpresa di un risultato inaspettato, in cui a volte Davide batte Golia. Una passione che nasce da bambini, sui campi di periferia, che presto potrebbe diventare ancor di più l’ennesimo spettacolo di business organizzato da pochi eletti.

Un campionato in cui uno vince e nessuno perde. Già, perché così come è stata presentata, la Superlega lascerebbe ben poco spazio alla competizione trasformandosi in una passerella per ricchi. Motore, ciak, azione. Un nuovo calcio con la stessa attendibilità del Wrestling americano o delle cause inscenate in tv a ‘Forum’. Ma è questo quello di cui la gente ha bisogno? O forse è quello di cui hanno bisogno alcuni personaggi all’interno del mondo del pallone?

In un momento in cui la pandemia ha rivoluzionato il nostro modo di intendere la vita e anche lo sport, arriva l’ennesimo scossone all’emotività degli appassionati. Una mossa azzardata ma allo stesso tempo infida, che va ad approfittarsi della gente comune già alle corde da oltre un anno. E che potrebbe portare diversi problemi di ordine pubblico visto che le reazioni dei tifosi organizzati non si stanno facendo attendere. In Inghilterra in tanti hanno minacciato di scendere in piazza e l’effetto domino porterebbe disagi e conseguenze nefaste in tutta Europa.

Cosa accadrà nei prossimi giorni? Difficile a dirsi. Estromettere le società interessate dalle competizioni nazionali ed europee rischierebbe di fare il loro gioco e creare dei campionati di serie B. Oltre al fatto che nel giro di poco tempo, senza più l’interesse delle televisioni e degli sponsor, alcuni club anche storici rischierebbero di scomparire. L’alternativa è boicottare in tutti i modi la nuova Superlega. Ma quanto sarà fattibile? Ad oggi, forse, con l’impeto dei vecchi tifosi legati alla tradizione, l’ascesa potrebbe essere rallentata. Ma in futuro, con le nuove generazioni, sarà difficile arginare lo strapotere dello show business.

Il calcio, forse, è morto. Ma non è una morte improvvisa. Piuttosto una lenta agonia iniziata da almeno due decenni. A farne le spese milioni di appassionati, tra cui gli stessi tifosi delle squadre che daranno vita alla Superlega.

Il calcio è stato spesso una metafora di vita per chi vi scrive. E lo sarà anche in questo momento. Immaginate di vivere in una casa ricoperta d’oro assieme ad altre quattordici persone piene di denaro, con oggetti lussuosi sempre a disposizione. Immaginate di dovervi confrontare sempre e solo con loro. Ogni tanto potrà farvi visita un amico (comunque benestante) ma questo sarà destinato ad andare via in breve tempo. Vi ritroverete soli, nel vostro lusso, pensando che forse la vita di prima non era poi così male. Perché alla base dell’esistenza c’è il sapersi confrontare con tutti, dal più ricco al più povero, con quest’ultimo che spesso è in grado insegnare qualcosa.

Questi ultimi si chiamano il Cagliari di Gigi Riva, la Lazio di Chinaglia, la Roma di Falcao, il Verona di Bagnoli, Il Napoli di Maradona, la Sampdoria di Vialli e Mancini. Ma anche il Leicester di Ranieri campione d’Inghilterra, il Nottingham Forest vincitore della Coppa dei Campioni, il Montpellier in Francia nel 2012 o il trionfo del Bastia nel 1978 in Coppa Uefa. Tutte favole di calcio che con questa nuova formula non avremo più modo di vivere. Perché oggi, 19/04/2021, il calcio è quasi morto. Ma forse qualcuno può ancora salvarlo.

“Dio è morto. Ma penso che questa mia generazione è preparata a un mondo nuovo e a una speranza appena nata. Ad un futuro che ha già in mano, a una rivolta senza armi, perchè noi tutti ormai sappiamo che se dio muore è per tre giorni e poi risorge. In ciò che noi crediamo, dio è risorto. In ciò che noi vogliamo, dio è risorto. Nel mondo che faremo, dio è risorto” (Dio è morto – Francesco Guccini)

Di Dante Chichiarelli

Nato a Roma, il 26 agosto del 1984, inizia ad appassionarsi al calcio a non ancora 6 anni, durante i Mondiali di Italia '90, quelli delle Notti Magiche e di Totò Schillaci. L'amore per questo sport è nel DNA della famiglia: il suo bisnonno, Silvio Blasetti, mosse i suoi primi passi nel calcio nei primi decenni del '900 con la maglia della Lazio. Oltre a questo affianca un'altra grande passione, quella per la scrittura e per il giornalismo. Dopo le scuole, frequenta la facoltà di Scienze della Comunicazione presso "La Sapienza" di Roma e nel 2009, dopo aver collaborato per oltre due anni con "Sportlocale", settimanale sul calcio dilettantistico e giovanile, diventa giornalista pubblicista. Sempre in quegli anni inizia a frequentare il corso di giornalismo sportivo curato da Guido De Angelis e di lì a breve diventerà uno dei redattori della rivista "Lazialità". Nel corso del tempo numerose sono le collaborazioni con periodici on-line e cartacei. Nel 2011, per circa un anno, diventa Direttore Responsabile del mensile "Futuro Giovani Magazine". Da aprile 2020 collabora con la redazione di "Noi Biancocelesti". Ad oggi, nonostante gli impegni lavorativi, continua a coltivare le sue due grandi passioni che lo accompagnano sin dai primi passi della vita.