Da un fantacalcio tra colleghi a una lega di 182 squadre: nasce FantaMarketers League

9 Ottobre 2026 di 8 min di lettura
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FML FantaMarketers League

Cinque anni, tredici campionati e una community di professionisti del marketing uniti dalla passione per il calcio. Il progetto fondato da Andrea Valli cambia nome, rinnova la propria identità e diventa un’associazione. Ma il gioco resta al centro di tutto.

Ci sono storie che nascono quasi per gioco. E che, proprio perché nessuno aveva immaginato dove sarebbero arrivate, finiscono per diventare qualcosa di molto più grande. Quella di FantaMarketers League è una di queste. Era il 2021 quando Andrea Valli diede vita a un fantacalcio pensato per chi lavorava nel mondo del marketing. Cinque anni dopo, quel progetto conta 182 squadre, 13 campionati tra Serie A, Serie B e Serie C, un sistema di promozioni e retrocessioni e persino una lista d’attesa per entrare nella competizione. Numeri che raccontano una crescita importante, ma che da soli non bastano a spiegare cosa sia diventata questa realtà. Perché nel frattempo, tra aste, formazioni, sfottò e giornate di campionato, è successo anche altro. Persone che inizialmente si conoscevano soltanto attraverso uno schermo hanno costruito relazioni, condiviso esperienze e scoperto interessi comuni. Il tutto senza che il networking fosse mai l’obiettivo dichiarato. Oggi quella community si presenta con un nuovo nome, FML – FantaMarketers League, una nuova identità visiva e una struttura associativa. Una trasformazione che non vuole segnare una rottura con il passato, ma raccontare meglio ciò che il progetto è diventato. Ne abbiamo parlato proprio con Andrea Valli, professionista del marketing e del business development, con un’esperienza che spazia dalla strategia alla gestione dell’esecuzione, ed attualmente Marketing Manager di MediaEngine, digital engineering company specializzata nello sviluppo di soluzioni digitali avanzate per le imprese. Oltre ad essere, per l’appunto, fondatore e presidente di FML – FantaMarketers League e autore di Ciao Innovatori, un podcast dedicato alle persone e alle loro esperienze professionali.

Andrea, partiamo dai numeri: 182 squadre, 13 campionati e una lista d’attesa. Quando hai capito che quello che avevi creato non era più soltanto un fantacalcio tra professionisti del marketing?

«Sinceramente, fino al 2024 non mi aspettavo una crescita di queste dimensioni. Oggi siamo quello che consideriamo il più grande Fantacalcio a scontri diretti d’Italia, con 182 squadre distribuite in 13 leghe e già diverse persone in lista d’attesa per la prossima stagione. Ma i numeri raccontano soltanto una parte della storia. Quello che è cambiato davvero, nel tempo, è la community. Le persone hanno iniziato a conoscersi, a costruire relazioni e a condividere qualcosa che va oltre la singola giornata di campionato. È stata proprio questa evoluzione a portarci a riflettere su quello che eravamo diventati e su come volevamo raccontarci».

E da qui nasce FantaMarketers League. Perché avete sentito il bisogno di cambiare identità proprio adesso?

«Perché a un certo punto ci siamo resi conto che il progetto era cresciuto e che anche la sua identità doveva evolversi. Volevamo un nome e un’immagine più aperti, capaci di rappresentare meglio tutte le persone che oggi fanno parte della community. Da qui nasce FML – FantaMarketers League, con un payoff che sintetizza perfettamente ciò che siamo: “Il Fantacalcio di chi fa marketing”. Non volevamo inventarci qualcosa di diverso da quello che siamo. Volevamo semplicemente raccontarlo meglio. Cambia la maglia, insomma, ma non lo spirito».

Parli spesso di community e relazioni. Eppure ci tieni a sottolineare che FML non è un’associazione nata per fare networking. Non è una contraddizione, considerando che siete tutti professionisti dello stesso settore?

«No, anzi. Credo sia proprio uno degli aspetti più interessanti del nostro progetto. In FML si entra per giocare, non per fare networking o per vendere qualcosa a qualcuno. Le relazioni professionali nascono come conseguenza naturale della partecipazione, senza presentazioni commerciali, forzature o secondi fini. Prima ancora di essere specialisti, manager, stagisti, direttori o imprenditori, siamo persone. E il Fantacalcio ci permette di incontrarci proprio su questo piano. Condividiamo una passione, ci confrontiamo, ci prendiamo in giro, ci conosciamo. E poi, magari, scopriamo anche di poter condividere esperienze e opportunità professionali. Ma l’ordine delle cose è importante. Prima viene il gioco, poi tutto il resto. È una dimensione alla quale teniamo particolarmente e che vogliamo preservare anche continuando a crescere».

Nel frattempo siete diventati anche un’associazione. È il primo passo verso qualcosa di più strutturato?

«Sì, la crescita degli ultimi anni ci ha portato a fare alcune riflessioni. Costituirci in associazione significa dare una struttura e una prospettiva a un progetto che continua ad allargarsi. Ma abbiamo voluto mettere nero su bianco una cosa, anche nel nostro statuto: il Fantacalcio rimane il centro di tutto. Non vogliamo perdere la spontaneità che ci ha portati fin qui. L’associazione ci permette di immaginare nuove iniziative, occasioni di incontro e attività che possano valorizzare le persone della community. Ma tutto deve continuare a nascere da quella passione condivisa che ci ha fatto incontrare».

Nel nuovo brand c’è anche una maggiore attenzione all’inclusività, a partire dal linguaggio. Perché avete deciso di intervenire proprio su questo aspetto?

«Perché ci siamo resi conto che anche piccoli cambiamenti possono fare una grande differenza. Eravamo già convinti di rivolgerci a tutti, ma lavoriamo nel marketing e sappiamo quanto sia importante mettere continuamente in discussione le proprie convinzioni, confrontandole con la realtà. La presenza femminile nella nostra community sta crescendo e ne siamo orgogliosi. In questo momento, per esempio, in Serie A c’è Chiara che sta lottando per lo scudetto! Vogliamo che sempre più persone possano sentirsi rappresentate e accolte. Il calcio viene ancora considerato spesso un ambiente prevalentemente maschile, a volte persino maschilista. Eppure parliamo di una passione che non dovrebbe avere distinzioni di genere. Ci piacerebbe contribuire a superare alcuni stereotipi, anche attraverso il linguaggio, senza proclami o forzature. Crediamo che si possa lavorare sull’inclusività senza alimentare divisioni. E trovo interessante che, in un mondo così legato alle tradizioni come quello del calcio, ci sia ancora spazio per innovare partendo da cose apparentemente semplici».

Tra le tante storie nate all’interno della community, ce n’è una che racconta particolarmente bene lo spirito di FML?

«Una delle cose che mi piacciono di più è scoprire che diversi fantallenatori coinvolgono i propri figli e le proprie figlie come viceallenatori. In alcune famiglie FML è diventata un piccolo appuntamento condiviso, un’occasione per trascorrere del tempo insieme, confrontarsi sulle scelte di formazione e vivere una passione comune. È qualcosa che non avevamo assolutamente previsto quando abbiamo iniziato. Eppure oggi è uno degli aspetti del progetto ai quali sono più affezionato. Perché dimostra come un gioco possa creare relazioni anche in modi che non avevamo immaginato».

Guardiamo avanti. Avete una nuova identità, una struttura associativa e anche una partnership editoriale con Il Calcio Quotidiano. Qual è la prossima sfida?

«Continuare a crescere, ma farlo in modo sano. Mantenendo la nostra indipendenza e restando fedeli ai valori che ci hanno portato fin qui. La collaborazione con Il Calcio Quotidiano nasce proprio dalla volontà di dare maggiore visibilità alle storie, ai protagonisti e alle emozioni dei nostri campionati. Ci piacerebbe che anche chi non fa parte di FML riuscisse a percepire almeno una parte delle vibrazioni che si respirano nella community. Stiamo poi ragionando su nuove occasioni di incontro tra i soci, alcune spontanee, altre più strutturate. Vorremmo crescere sul territorio, ma anche dal punto di vista culturale. All’interno di FML ci sono professionisti di grande valore, persone con esperienze, competenze e punti di vista che meritano di essere condivisi. Sarebbe bello riuscire a valorizzare questo patrimonio, creando nuove occasioni di confronto. Ma senza dimenticare da dove siamo partiti. Il fulcro deve rimanere sempre lo stesso: il gioco, la leggerezza e le relazioni umane».

Cinque anni dopo la prima asta, FantaMarketers League si prepara dunque a giocare una partita nuova. Con un’identità rinnovata, un’associazione alle spalle e una community che continua a crescere. Ma forse il segreto di questa storia è proprio nella sua apparente semplicità: in un mondo professionale nel quale ogni relazione sembra dover produrre un risultato, FML ha costruito qualcosa partendo dal piacere di stare insieme. E, naturalmente, dalla speranza di vincere il Fantacalcio.