Éder, eroe per caso

6 Novembre 2026 di 6 min di lettura
Ascolta l'articolo
La lettura usa la voce disponibile sul browser o sul dispositivo.
Edèr

«Entra em campo e marca o golo decisivo…»

Predestinato? Fortunato? “One-hit wonder”? Forse tutto o forse niente di tutto questo.

Stagione 2015/16, Premier League. Lo Swansea City conclude la stagione al 12° posto.

L’attaccante Ederzito António Macedo Lopes, alias “Éder”, è la quarta scelta dell’allenatore Garry Monk, il quale verrà esonerato a dicembre, prima dell’arrivo a gennaio di Francesco Guidolin.

Ma la situazione di Éder stenta a migliorare anche con il tecnico italiano.

Le statistiche della prima punta portoghese saranno impietose: solamente 13 misere presenze in Premier League, alle quali si aggiungono due apparizioni in Coppa di Lega, e ben 0 gol, proprio nell’anno degli Europei di Francia! Éder non è mai stato un attaccante prolifico, infatti, in 15 anni di carriera, ha segnato soltanto 90 gol, ma ciò gli ha permesso comunque di entrare nel giro della Nazionale lusitana, con cui aveva esordito nel 2012, prendendo parte a importanti tornei come i Mondiali del 2014, sempre con un ruolo da “comparsa”. Ma questa volta sembra alquanto complicata una sua nuova convocazione, dato il suo (non) rendimento. Tuttavia, dopo l’esperienza allo Swansea, Éder passa in prestito al Lille, dove realizza 6 reti in 13 presenze in Ligue 1.

Euro 2016 è l’occasione giusta per il Portogallo di rifarsi dopo la deludente partecipazione ai Mondiali di Brasile 2014, proponendo un gruppo di calciatori esperti e all’apice della loro carriera come Cristiano Ronaldo, Pepe, Nani, Rui Patrício e João Moutinho. L’ormai ex CT Fernando Santos, data la carenza di giocatori offensivi, non ebbe altra scelta che convocare inaspettatamente proprio Éder, nonostante la sua difficile stagione. Questa scelta, dalla stampa portoghese, fu vista come una “mossa della disperazione”. L’atmosfera in Portogallo era già tesa a causa dell’ultima eliminazione ai Mondiali brasiliani, ma soprattutto a Euro 2012, con la cocente sconfitta ai rigori in semifinale contro la Spagna. Si parlava di un gruppo incapace di fare il salto di qualità definitivo e di un Cristiano Ronaldo “invisibile” durante gli incontri decisivi.

Nonostante un girone più che abbordabile con Islanda, Austria e Ungheria, l’inizio del Portogallo è un incubo, e l’ennesimo fallimento sembra concretizzarsi partita dopo partita.

Ma grazie a un miracoloso ripescaggio delle “migliori terze”, il Portogallo riesce a qualificarsi agli ottavi di finale con 3 pareggi e 0 vittorie. La precoce umiliazione è scampata. Ciò si rivela un’iniezione di fiducia per il gruppo di Santos.

Infatti, dopo un faticosissimo ottavo di finale vinto ai supplementari contro la Croazia, un quarto di finale da infarto vinto ai rigori contro la Polonia e una convincente semifinale contro la sorpresa Galles, Cristiano Ronaldo & Co. si ritrovano inaspettatamente, contro ogni pronostico, a giocare la finale di Parigi. Éder ha disputato soltanto 13 minuti di gioco in tutto il torneo, contro Islanda e Austria, con l’allenatore Santos che addirittura preferisce adattare altri giocatori nei ruoli offensivi.

La finale contro la Francia sembra già scritta, sia perché la Francia è padrona di casa, sia perché i ragazzi di Didier Deschamps danno l’impressione di viaggiare a un ritmo nettamente superiore rispetto al Portogallo, dando già una grande prova di forza in semifinale contro la Germania, battendola 2-0.

Le speranze del Portogallo sono riposte, naturalmente, in Cristiano Ronaldo. Ma dopo pochi minuti, Dimitri Payet entra in modo duro sull’ex stella del Madrid e lo infortuna. La partita più importante della carriera di Ronaldo è finita dopo appena 25 minuti.

Se la superiorità della Francia non fosse già abbastanza, ecco che l’infortunio di CR7 sembra affossare completamente tutte le speranze di un’intera Nazione.

Nonostante tutto, il Portogallo gestisce nel migliore dei modi la situazione, grazie anche a Ronaldo che, dalla panchina, con le ultime forze rimaste, si improvvisa allenatore.

Il risultato dopo i 90 minuti è un divertente e frizzante 0-0. Si va ai supplementari.

Senza ormai nulla da perdere, Santos (e Ronaldo) prova a giocarsi un’ultima carta: Éder, con appena 13 minuti nelle gambe in tutto il torneo.

«Entra em campo e marca o golo decisivo…» È questo ciò che Éder si sente sussurrare nell’orecchio da Cristiano Ronaldo prima di entrare in campo.

Un pallone recuperato da João Moutinho arriva ai piedi di Éder che, da fuori area e con il destro, rifila una rasoiata che si insacca all’angolino basso!

Alla sua terza presenza nel torneo, dopo aver già impegnato Lloris con un colpo di testa, Éder segna il gol decisivo della finale! La gioia immensa è mista all’incredulità di tutto il pubblico presente a Parigi e non. Gli ultimi 10 minuti sono una sofferenza immane per il Portogallo, con tutta la panchina in piedi e Cristiano Ronaldo che quasi rientra in campo.

La partita finisce e il Portogallo, finalmente, vince il suo primo trofeo importante, dopo un’attesa infinita e una lista altrettanto infinita di fallimenti.

Il gol di Éder è il gol più importante della storia del Portogallo, ma è anche il gol di chi ha saputo attendere il proprio momento. Probabilmente neanche lo stesso Éder, nei suoi sogni più reconditi, avrebbe immaginato qualcosa di così epico.

Ma che fine ha fatto Éder dopo quella notte magica? Tutti si sarebbero aspettati un’ascesa in qualche grande club europeo e numerosi trionfi futuri. Invece no.

La vita di Éder è rimasta tale e quale a prima. Lille, Lokomotiv Mosca , dove nel 2018 segna contro lo Zenit il gol che consegna alla squadra il campionato russo dopo 14 anni, ultimo contratto faraonico in Arabia con l’Al-Raed, con appena 6 gol in campionato nella stagione 2021/22, e infine un silenzioso e inosservato ritiro. Perché alla fine, per Éder, forse, tutto questo era già troppo.