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Fair PlayFonte: Profilo Instagram Ufficiale di Luis Alberto

Lazio-Inter è stata una partita intensa e, come ogni big match italiano che si rispetti, si è portata dietro tante polemiche. Il ritorno di Inzaghi all’Olimpico (con il tifo laziale diviso sul da farsi), l’entusiasmo fuori luogo di Luiz Felipe nei confronti di Correa, le critiche sul fair play per la vicenda Di Marco, la rissa con Dumfries e Lautaro e le obiezioni nei confronti della gestione di Irrati. Nessuno ne è stato esente.

La questione più dibattuta è sicuramente quella riguardante il fair play. La dinamica ormai la conosciamo tutti: Di Marco rimane a terra in uno scontro con Leiva, l’Inter prosegue l’azione con tanto di tiro in porta e, sul ribaltamento di fronte, la Lazio segna il 2-1 con Felipe Anderson. Da qui, l’ira degli interisti.

Ma si può davvero parlare di mancato rispetto del fair play?

Partiamo un attimo da un tanto semplice quanto fondamentale aspetto: il regolamento. Le norme prevedono che in questi casi debba essere l’arbitro a fermare il gioco, qualora lo scontro sia stato particolarmente violento o in caso di colpo alla testa. Nessun altro che l’arbitro. E di certo quello di Di Marco (che sì, è stato toccato) non rientra in nessuna delle due fattispecie, essendosi alzato nemmeno 10 secondi dopo sulle sue gambe per partecipare (come tutti i presenti) alla rissa scoppiata in area.

Tralasciando un mero discorso tattico per cui i nerazzurri non hanno di certo preso gol per via dell’assenza di Di Marco, ma quanto più per l’errore di Skriniar su Immobile e perchè tutti i presenti di quel 5 vs 3 sbagliano i movimenti (nessuno tiene Felipe Anderson che infatti segna in grande tranquillità), poniamoci due domande:

La Lazio doveva fermarsi? No.
La Lazio poteva fermarsi? Certo, ma per quale motivo?

La palla, nel momento dello scontro tra il difensore nerazzurro e il centrocampista laziale era in possesso dell’Inter. E l’Inter ha continuato a giocare, perché l’incolumità di Di Marco non era a rischio e perché si trattava di una potenziale occasione da gol. “Si ma Lautaro era di spalle e non poteva vedere Di Marco a terra”. Vero, Lautaro non poteva. Gli altri suoi compagni invece? Beh, loro potevano tutti ma ai fatti nessuno si è prodigato per far fermare l’azione. Anzi, speravano giustamente che l’argentino segnasse. E allora per quale motivo avrebbe dovuto buttar fuori la palla la Lazio?

Parlare di fair play e utilizzarlo è giustissimo. Scadere nell’ipocrisia, invece, è banale e parziale. Se l’Inter (in questo caso, ma discorso che vale per qualsiasi squadra) avesse segnato avremmo sentito polemiche? La risposta è ovvia per chiunque.

Menzionare il fair play, poi, quando a seguito del gol si è dato vita ad uno spettacolo che non fa bene al calcio, risulta leggermente particolare.
Si è parlato tanto di cosa la Lazio avrebbe dovuto fare, quando di “dovuto”, forse, c’era giusto qualche cartellino in più. L’aggressione a Felipe Anderson da parte di Dumfries e Lautaro è stata un’immagine brutta da vedere in televisione. E se, prima di questo evento, il dibattito sulla sportività poteva avere luogo in minima parte, dopo scene di questo tipo come si può anche solo pensare di fare leva su un comportamento non messo in pratica nemmeno da chi lo richiede?

E soprattutto, come si può gridare allo scandalo quando, esattamente al minuto 14, sempre Di Marco rimane a terra per uno scontro con Milinkovic-Savic e lo stesso Inzaghi si infuria perché Perisic mette fuori il pallone invece che sfruttare l’occasione con Barella?

Passiamo poi ad una questione meramente di campo. Nel calcio, e in Italia soprattutto, la furbizia la fa da padrone. È un dato di fatto e riguarda ogni squadra. Basti pensare a quanti siano i rigori “guadagnati” con intelligenza (che, sia chiaro, sono rigori tanto quanto quelli in cui il giocatore viene atterrato in area, per esempio). Alle perdite di tempo quando conviene che scorrano i minuti sul cronometro. A tutte le volte in cui per un contatto lievissimo un giocatore accentua e rimane a terra per poi rialzarsi come se niente fosse qualche secondo dopo. Il risultato? Magari far ammonire l’avversario, se va bene, o più frequentemente, stoppare un’azione avversaria. Dove è il fair play qui? Dove è il fair play nello spezzare continuamente una partita per contatti che in grande percentuale non costituiscono nemmeno fallo? Non è forse questa la vera scorrettezza?

In conclusione, dopo tutto questo, come si può parlare davvero di antisportività?

Forse conviene tornare a giocare e farlo per davvero. Senza perdite di tempo o palloni buttati fuori solo per stoppare il gioco avversario.
Perché il fair play è importante, giusto e doveroso, ma continuando in questo modo non faremo altro che sminuirlo. E arrivare a pretendere dalla squadra avversaria, ciò che pochi secondi prima nemmeno noi stessi abbiamo fatto, solamente perché in questo caso “ci è andata male” è veramente troppo facile ma, soprattutto, parziale.