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InterFonte immagine: profilo Twitter ufficiale Inter

L’Inter si aggiudica la Supercoppa Italiana battendo il Milan 3-0. Un match interamente a tinte nerazzurre dove gli uomini di Inzaghi hanno dominato i cugini rivali dal primo all’ultimo istante di gara. Secondo trofeo consecutivo dopo quello vinto (allo scadere) contro la Juventus nella passata stagione. 

Ma come gioca l’Inter?

Nelle ultime settimane sono tanti i maestri del calcio ad essersi espressi sul gioco dell’Inter. La risposta dei calciatori è stata esemplare. Nel primo tempo c’è stata una sola squadra in campo, capace di pressare alta mantenendo costantemente il pallino del gioco in mano. Un calcio moderno fatto sì di ripartenze, ma concluse con una qualità degna di una prima serata in tutti i paesi del mondo. 

Dna nerazzurro

Federico Dimarco è l’uomo in più di questa Inter. La sentiva più di tutti questa finale. Lui che ha sempre tifato per questi colori è diventato un perno imprescindibile di questa squadra. L’esultanza a fine gara intonando cori di gioia sotto lo spicchio dei tifosi nerazzurri non la dimenticherà mai. La sblocca lui dopo pochi minuti grazie ad un’azione spettacolare rifinita prima da Dzeko (uno dei migliori in campo) e poi da Barella che gli serve il pallone da mettere alle spalle di Tatarusanu. Il gol nel derby. Un sogno che si avvera.

Il curioso caso di Benjamin Dzeko Button

Nome: Edin. Cognome: Dzeko. Segni particolari: disegnare calcio a 36 anni. Non ci sono più parole per descrivere la grandezza di questo straordinario campione. Ad inizio stagione per lui si prospettava l’ultima annata in un grande club e con l’arrivo di Lukaku un ruolo sempre più marginale nell’attacco nerazzurro. L’ennesimo gol in finale è l’emblema della sua storia calcistica: sempre presente quando conta. 

L’anno del Toro

L’arrivo di Conte all’Inter ha trasformato un grande giocatore in un potenziale campione. Con Inzaghi, Lautaro è diventato un leader (non solo tecnico) di questa squadra. La vittoria del Mondiale lo ha reso uomo. La determinazione costante con la quale scende in campo è manna dal cielo per il suo allenatore che non rinuncia mai a lui (se non a risultato ampiamente blindato). Doveva essere la spalla di Lukaku e invece è diventato lui il totem sul quale appoggiarsi in ogni situazione.

La rivincita di Chala

Te lo meriti!”. L’urlo di Dima a Calhanoglu fa capire quanto ci tenesse il turco a sistemare alcune questioni del passato. Presente su ogni pallone è l’anima del centrocampo che non ha risentito fin qui dell’assenza di Marcelo Brozovic. Ma Hakan non vuole fermarsi qui: per lo scudetto l’Inter c’è!

I mali del Milan 

I rossoneri sembrano fermi alla sosta per il Mondiale. Una squadra irriconoscibile che fatica a mettere in pratica le indicazioni di un Pioli che a tratti sembra più che sconsolato in panchina. Leao (evidentemente troppo distratto dal mercato) non incide. Theo Hernandez e Giroud non si sono ripresi ancora dalla finale persa contro l’Argentina. Tonali trasmette confusione e nervosismo a tutti i suoi compagni. Dov’è finita quella squadra capace di mettere sotto tutti nella passata stagione? 

Inzaghi si porta a casa il terzo trofeo in due stagioni da allenatore dell’Inter e dimostra di essere uno dei migliori allenatori nel preparare una finale. Continuare a vincere è il diktat espresso a fine gara.

Il Napoli è distante 10 punti in classifica, ma questa Inter non ha paura di nessuno. Se non di se stessa.