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Fonte immagine: profilo Twitter Olivier Giroud

Come ho detto in passato non sono superstizioso. Non penso che se gioco bene o male dipenda dal numero sulle mie spalle. Il numero 9 è stato vestito da calciatori come Papin, Inzaghi e Van Basten. Non lo dimentico ma non sarà un motivo di pressione per me“. Parole e musica per i tifosi del Milan, in ascolto delle parole di Olivier Giroud, il nuovo centravanti rossonero. Tifosi che avvertono un brivido sulla schiena ogni qualvolta sentano udire la gloriosa maglia, un lascito che Filippo Inzaghi, in un lontano 13 maggio 2012, lasciò incompiuto. Pato, Matri, Fernando Torres, Destro, Luiz Adriano, Lapadula, André Silva, Higuaín, Piatek, Mandzukic. Eccola, la lunghissima serie che ha gettato ansie sui supporters. Il pre-campionato, però, spera di far affiorare la luce dal fondo del tunnel. Per lui già tre reti e buone prestazioni nelle amichevoli estive, condite da giocate e gioco per la squadra. In attesa del ritorno di Ibrahimovic e dell’eventuale convivenza tra i due, già pensata da Pioli in un eventuale 4-4-2.

Giroud, affidabilità e professionalità

Poche volte fuori posto, a disposizione, professionale. Questo il ritratto in sintesi di Giroud, che anche in periodi di concorrenza più spietata non si è lamentato. Come dimostrato nella scorsa stagione al Chelsea, agli ordini di Lampard prima e Tuchel poi. Divenuto il primo Blues a segnare 4 gol in una competizione europea, si dimostra decisivo agli ottavi contro l’Atletico Madrid. Oltre ad aver gonfiato il sacco in 4 occasioni in Premier League, decisive per il quarto posto finale. Una carriera trascinata a suon di gol, come i 21 siglati nel 2011/2012 con la maglia del Montpellier, decisivi per la storica vittoria in Ligue 1. Dato statistico interessante: è il terzo giocatore ad aver segnato di più dalla panchina in Europa, preceduto da Petersen e Muriel. Numeri che possono far ben riflettere sulla convivenza con l’ombra di Ibra: in gare bloccate, il suo contributo può essere vitale.

Anche con les Blues, quelli della Nazionale, è una storia di gloria, coronata dal successo di Russia 2018, pur senza aver timbrato il cartellino. 110 apparizioni e 46 gol il suo biglietto da visita, al secondo posto dietro il leggendario Thierry Henry (51). E un po’ di blu, tonalità azzurro, risiede nelle sue origini. Entrambe le nonne, infatti, sono di origine italiana. E ora, con un’immaginaria autostrada col passato, si ricollega al Belpaese. Mentre ha già testato il suo livello di dialetto milanese in uno spassoso video su Instagram, dimostrando di essersi integrato anche al di là dell’aspetto sportivo.

Milano chiama, con annessa la tifoseria. Olivier Giroud, con il suo carico di gol, non vede l’ora di rispondere.

Di Luca Ripari

Sono Luca Ripari, ho 26 anni e provengo da Perugia. Nel giugno 2019 mi sono laureato in Mediazione Linguistica, in inglese e spagnolo. Ho una grande passione per il calcio, tanto da aver dedicato la mia tesi finale a questo argomento, lo sport interconnesso con società e cultura. Ho iniziato a collaborare con alcune testate e anche la radiocronaca mi appassiona. Mi piace scrivere, raccontare di calcio, viaggiare e leggere.