fbpx
GascoigneLa locandina del film "Gascoigne"

“No non è un drink è Paul Gascoigne”. Così Achille Lauro cantava nella sua “Rolls Royce” durante il festival di Sanremo del 2019. Una strofa che ai più giovani dirà poco al di là dell’orecchiabilità, ma non agli appassionati di calcio nati negli anni ’80, per i quali Paul “Gazza” Gascoigne è stata una vera e propria icona.

Come spiegare il calciatore, ma soprattutto l’uomo, a chi non lo ha conosciuto? Ci ha provato la regista Jane Preston, in un docu-film del 2015 ma proposto solo in questi giorni in Italia grazie ad Amazon Prime Video.

“Gascoigne” racconta le gesta, ma soprattutto la vita dell’omonimo calciatore grazie a filmati privati, racconti diretti e video popolari ripresi da vecchie partite. Come narratori, oltre al protagonista, troviamo Gary Lineker, ex compagno di Nazionale ai tempi di Italia ’90, Wayne Rooney, il quale incrociò Gascoigne soltanto nelle giovanili dell’Everton quando questo era già un giocatore affermato, e Jose Mourinho, allenatore che non ebbe mai modo di conoscere da vicino Gazza ma per il quale conserva tutt’oggi tanta stima.

Proprio nell’individuare i tre narratori notiamo immediatamente un aspetto importante del documentario ma anche dell’uomo stesso: la solitudine di una persona che per essere raccontata deve affidarsi a qualcuno non poi così vicino a sé. Un po’ come festeggiare un compleanno lontano da casa con persone conosciute da pochi giorni o passare il capodanno dai vicini arrivati nel palazzo da una settimana.

Gascoigne è anche questo. Una maschera da clown che copre un volto triste, solo. Che come il clown trasmette un senso di divertimento angosciante, con una lacrima pronta a scendere sul viso.

Il racconto viaggia proprio su questi canoni, dagli aneddoti divertenti da ragazzo ai dolori improvvisi e i sensi di colpa con la morte del suo migliore amico da bambino o quella di suo cugino dopo una campagna in favore dello sport per le persone malate. Altro aspetto che emerge è il rapporto con il proprio fisico: da giovane grassoccio a campione dello sport rimasto però intrappolato nei limiti del suo corpo ma soprattutto della sua mente.

Nel film lo sviluppo della sua carriera scorre veloce, quasi in secondo piano. Gli esordi con il Newcastle, il Tottenham, la semifinale di Italia ’90 con il rigore non calciato, la F.A. Cup, l’infortunio prima del suo approdo alla Lazio. Tutto scorre rapido e quello che rimane è un continuo senso di vuoto e rammarico. Una sensazione che ci fa ben capire quella che poi è stata la vera realtà di Gazza: un genio del pallone che avrebbe potuto fare molto di più se non fosse rimasto in solitudine con i suoi vizi.

“Le persone sono arrabbiate, depresse o alcolizzate solo per un motivo: non sanno dire di no.” (Paul Gascoigne)

Di Dante Chichiarelli

Nato a Roma, il 26 agosto del 1984, inizia ad appassionarsi al calcio a non ancora 6 anni, durante i Mondiali di Italia '90, quelli delle Notti Magiche e di Totò Schillaci. L'amore per questo sport è nel DNA della famiglia: il suo bisnonno, Silvio Blasetti, mosse i suoi primi passi nel calcio nei primi decenni del '900 con la maglia della Lazio. Oltre a questo affianca un'altra grande passione, quella per la scrittura e per il giornalismo. Dopo le scuole, frequenta la facoltà di Scienze della Comunicazione presso "La Sapienza" di Roma e nel 2009, dopo aver collaborato per oltre due anni con "Sportlocale", settimanale sul calcio dilettantistico e giovanile, diventa giornalista pubblicista. Sempre in quegli anni inizia a frequentare il corso di giornalismo sportivo curato da Guido De Angelis e di lì a breve diventerà uno dei redattori della rivista "Lazialità". Nel corso del tempo numerose sono le collaborazioni con periodici on-line e cartacei. Nel 2011, per circa un anno, diventa Direttore Responsabile del mensile "Futuro Giovani Magazine". Da aprile 2020 collabora con la redazione di "Noi Biancocelesti". Ad oggi, nonostante gli impegni lavorativi, continua a coltivare le sue due grandi passioni che lo accompagnano sin dai primi passi della vita.