fbpx
Caicedofonte: account Twitter ufficiale Serie A

1931. Il calcio in Italia era ancora lontano parente di quello che oggi conosciamo. Renato Cesarini era una mezz’ala della Juventus e della Nazionale Italiana. Il 13 dicembre, a Torino, va in scena la sfida fra Italia e Ungheria. Gli azzurri passano in vantaggio al 22′ con Libonatti ma vengono raggiunti ad inizio ripresa da Avar. Al 56′ Orsi riporta avanti i padroni di casa ma ancora Avar, pochi istanti dopo, pareggia le ostilità. La gara è molto combattuta e al 90′ a risolverla è proprio Renato Cesarini, l’uomo delle reti nei minuti finali. Prima di quel gol, Cesarini aveva timbrato il cartellino allo scadere dei match per altre quattro volte, ma in nessuno di questi la marcatura era risultata determinante ai fini della gara. Nonostante ciò, l’attitudine del centrocampista di Senigallia a segnare nel finale lo aveva reso celebre per la creazione di un neologismo giornalistico: la cosiddetta “zona Cesarini”.

1988. L’Europa calcistica si inchinava ai piedi dell’Olanda, vincitrice dell’Europeo disputatosi in Germania Ovest e rappresentata dalla vittoria in Coppa dei Campioni del PSV. In Italia, il Milan campione in carica affiancava Frank Rijkaard agli altri due olandesi, Gullit e Van Basten. Maradona animava le piazze di Napoli e non solo. Lo scudetto però, a fine stagione, rimaneva a Milano trasferendosi sulla sponda nerazzurra. A migliaia di chilometri di distanza, in Ecuador, più precisamente a Guayaquil, il 5 settembre, nasceva Felipe Caicedo.

Unico figlio maschio tra cinque sorelle, cresce in una famiglia umile e tra mille difficoltà. La mamma Margarita vorrebbe che il giovane continuasse con gli studi ma all’età di 15 anni arriva la sua prima occasione della vita. “Camino a la gloria” è il nome di un reality sudamericano sulla scia del nostro vecchio “Campioni”, andato in onda in Italia nel 2004. Felipe partecipa al programma e tra quaranta ragazzi vince uno stage con i campioni argentini del Boca Juniors. Di lì in poi la sua storia è un continuo girovagare: nel 2006 si trasferisce in Svizzera, più precisamente a Basilea, mettendo a segno undici gol in quarantacinque presenze. Il 31 gennaio del 2008 viene acquistato dagli inglesi del Manchester City, con i quali disputa una stagione e mezza prima di passare in prestito allo Sporting Lisbona e successivamente al Malaga. Il clou della sua carriera si concentra prevalentemente in Spagna, con una discreta parentesi in Russia ed una breve esperienza negli Emirati Arabi, prima di tornare da protagonista nella penisola iberica vestendo la maglia dell’Espanyol. A Barcellona colleziona oltre cento presenze con i periquitos ma nel 2017 arriva la sua grande occasione, la Serie A. Il modo di giocare dell’attaccante ecuadoriano non sfugge agli attenti occhi di Igli Tare che, nonostante il poco effetto suscitato nella piazza, lo porta alla Lazio sicuro di donare a Simone Inzaghi una pedina importante.

In biancoceleste ottiene subito la vittoria della Supercoppa Italiana, pur non scendendo in campo contro la Juventus. Il primo gol in campionato arriva a Marassi con la Sampdoria: una rete, firmata in pieno recupero, che permette alla Lazio di portare a casa i tre punti. Sembra quasi un segno del destino, infatti Caicedo non smetterà di segnare in quella che fu la “zona Cesarini“.

Dopo una stagione fra alti e bassi, la seconda è quella in cui inizia a entrare nel cuore della gente: il 2 marzo 2019 apre le danze nel derby della Capitale mettendo a segno il primo dei tre gol biancocelesti. La gioia della stracittadina non è però l’unica per la squadra di Inzaghi che in quella stagione conquista anche la Coppa Italia a scapito dell’Atalanta; è proprio Caicedo a fornire a Correa l’assist che porterà poi al 2-0 laziale. La gente comincia ad apprezzare l’impegno e l’apporto del suo “Panterone“, come affettuosamente inizia a soprannominarlo.

Il campionato successivo è quello dell’imposizione. La Lazio viaggia a vele spiegate nelle parti alte della classifica, riuscendo spesso a ribaltare risultati inizialmente sfavorevoli. Il motto della banda-Inzaghi è “non mollare mai” e Felipe Caicedo incarna alla grande lo spirito del gruppo. A Sassuolo regala i tre punti ai suoi al 91′. Poco tempo dopo replica sempre nei minuti di recupero siglando il 3-1 contro la Juventus. Ancor più decisivo è una settimana più tardi a Cagliari. La Lazio è sotto fino all’inizio del recupero. Luis Alberto pareggia con un tiro da fuori area, i biancocelesti ci credono, partono all’assalto e al 98′ arriva il graffio della pantera che di testa insacca in rete, donando la vittoria ai suoi quando tutto sembrava finito.

Il vizio del gol è insito in ogni attaccante degno di tal nome. La fortuna spesso fa la sua parte, ma quando le reti iniziano ad arrivare costantemente nel finale non può esser reso merito solo alla dea bendata. Caicedo lo sa bene e ci ha preso gusto tanto che nella stagione appena iniziata non ha smesso di regalare ai sostenitori laziali la gioia del gol all’ultimo istante. A Torino i biancocelesti sono sotto dopo una partita rocambolesca, ad inizio recupero Immobile la riacciuffa dal dischetto ma al 98′, ancora una volta, come a Cagliari, la punta sudamericana si dimena in area granata e gonfia la rete alle spalle di Sirigu. Non è un caso, lo abbiamo detto, come non lo è il fatto che Inzaghi punti spesso le sue speranze finali sul bomber di Guayaquil. Passano sette giorni, durante i quali Caicedo mette la sua firma anche in Champions League, segnando, sempre nel finale, il pari contro lo Zenit.

All’Olimpico arriva la Juventus. Cristiano Ronaldo porta in vantaggio i campioni d’Italia, il risultato sembra essere nelle tasche dei bianconeri, pronti a rilanciarsi dopo un avvio di stagione al di sotto delle aspettative. Minuto novantaquattro: Marusic si incarica della battuta di un fallo laterale all’altezza della tre quarti. L’esterno montenegrino sembra intenzionato a far ripartire l’azione da dietro ma alle sue spalle arriva Simone Inzaghi che, come un dodicesimo uomo in campo, lo spinge a giocare in avanti il pallone. La sfera giunge a Correa che con un numero di alta scuola salta due giocatori e serve la palla al centro. Lì, come una pantera che attende il passo falso della sua preda, c’è appostato lui, Felipe Caicedo, che in una frazione di secondo stoppa, si gira su Bonucci e insacca all’angolino alle spalle di Szczesny. Ancora una volta lui. Quel ragazzone venuto dall’Ecuador, dall’infanzia complicata, scoperto in un reality. L’orologio segna ora il 95′, la partita non finisce fino a che non lo decide il Panterone. Non chiamatela più “zona-Cesarini”. Date il benvenuto alla “zona Caicedo“.

Di Dante Chichiarelli

Nato a Roma, il 26 agosto del 1984, inizia ad appassionarsi al calcio a non ancora 6 anni, durante i Mondiali di Italia '90, quelli delle Notti Magiche e di Totò Schillaci. L'amore per questo sport è nel DNA della famiglia: il suo bisnonno, Silvio Blasetti, mosse i suoi primi passi nel calcio nei primi decenni del '900 con la maglia della Lazio. Oltre a questo affianca un'altra grande passione, quella per la scrittura e per il giornalismo. Dopo le scuole, frequenta la facoltà di Scienze della Comunicazione presso "La Sapienza" di Roma e nel 2009, dopo aver collaborato per oltre due anni con "Sportlocale", settimanale sul calcio dilettantistico e giovanile, diventa giornalista pubblicista. Sempre in quegli anni inizia a frequentare il corso di giornalismo sportivo curato da Guido De Angelis e di lì a breve diventerà uno dei redattori della rivista "Lazialità". Nel corso del tempo numerose sono le collaborazioni con periodici on-line e cartacei. Nel 2011, per circa un anno, diventa Direttore Responsabile del mensile "Futuro Giovani Magazine". Da aprile 2020 collabora con la redazione di "Noi Biancocelesti". Ad oggi, nonostante gli impegni lavorativi, continua a coltivare le sue due grandi passioni che lo accompagnano sin dai primi passi della vita.