Oggi giocherebbero così: Virtus Rieti

L’inaspettata retrocessione della Virtus Rieti rappresenta probabilmente una delle dimostrazioni più evidenti di quanto il campionato italiano di calcio da tavolo sia diventato equilibrato, combattuto e tutt’altro che prevedibile. Una squadra costruita con giocatori di assoluto valore e, almeno sulla carta, attrezzata per occupare ben altre posizioni si è infatti ritrovata a salutare la Serie A al termine del playout perso contro il Subbuteo Club Catania.
Una retrocessione amara, che avrebbe potuto provocare un profondo ridimensionamento tecnico della formazione reatina. Diversi elementi della rosa sono stati infatti al centro di interessamenti e trattative nel corso del mercato estivo, con società anche particolarmente blasonate pronte a offrire loro la possibilità di rimanere nella massima serie e, in alcuni casi, di competere immediatamente per obiettivi di vertice.
La Virtus Rieti, invece, è riuscita sostanzialmente a resistere alle sirene del mercato.
Lo sforzo della società, l’attaccamento alla maglia e soprattutto la condivisione di un progetto che ha un obiettivo molto chiaro (tornare immediatamente in Serie A) hanno avuto un peso determinante nelle scelte dei giocatori.
Il risultato è che il blocco della passata stagione è rimasto praticamente intatto.
L’unica operazione in uscita ha riguardato Mauro Manganello, trasferitosi alle Fiamme Azzurre Roma, dove ha raggiunto il figlio Andrea. Una partenza certamente significativa, ma che non modifica sostanzialmente il valore complessivo di una rosa che conserva tutti i suoi principali protagonisti.
E basta osservare il Ranking FISCT per comprenderne la qualità.
Marco Brunelli, Daniele Bertelli e Stefano Capossela occupano rispettivamente la 9ª, 11ª e 12ª posizione della graduatoria nazionale. Tre giocatori contemporaneamente così in alto nel ranking rappresentano già un biglietto da visita importante per una squadra che si prepara ad affrontare la serie cadetta.
A loro si aggiungono il capitano Mauro Salvati, Daniele Pochesci e Alex Iorio, tutti stabilmente presenti nella Top 50 FISCT. Numeri che restituiscono l’immagine di un organico che, per qualità individuale e profondità, avrebbe probabilmente tutte le caratteristiche necessarie per competere ancora oggi in Serie A.
Proprio per questo è difficile nascondersi dietro formule di circostanza: la Virtus Rieti partirà inevitabilmente tra le grandi favorite per la promozione.
La retrocessione non ha provocato quella dispersione di talento che sarebbe stata comprensibile dopo la perdita della categoria. Al contrario, la società è riuscita a mantenere quasi completamente intatta una squadra costruita per la massima serie, trasformando la continuità del gruppo nel primo vero colpo del proprio mercato.
Sulla carta, quindi, la Virtus dispone di qualità, esperienza e alternative sufficienti per provare a imporre il proprio valore sin dalle prime giornate.
Ma proprio qui inizierà la parte più difficile.
Perché avere probabilmente una delle rose migliori della categoria significa anche partire con una pressione e delle aspettative inevitabilmente superiori rispetto alla concorrenza.
Pensare a una promozione già scritta sarebbe però un errore. Se la stessa retrocessione della Virtus Rieti ha insegnato qualcosa, è proprio che nel calcio da tavolo italiano il valore sulla carta deve sempre trovare conferma sui panni verdi.
Anche la prossima Serie B si prepara infatti a essere una competizione particolarmente ostica ed equilibrata, con diverse formazioni attrezzate per contendersi i posti disponibili per il salto di categoria. Ogni punto perso potrebbe quindi pesare enormemente nell’economia di una stagione nella quale la Virtus sarà inevitabilmente una delle squadre che tutti proveranno a battere.
Resta però un dato difficilmente contestabile: per una rosa di questo livello, l’obiettivo non può che essere l’immediato ritorno in Serie A.
Dopo essere riuscita a trattenere quasi tutti i suoi uomini migliori nonostante le numerose richieste ricevute durante il mercato, la Virtus Rieti ha scelto di ripartire senza smantellare quanto costruito.
Adesso non resta che trasformare il valore potenziale in risultati. Perché, pur tenendo conto delle enormi difficoltà che presenterà la prossima Serie B, qualsiasi risultato diverso dalla promozione sarebbe inevitabilmente una grande delusione per una squadra che ha deciso di restare unita proprio per riprendersi immediatamente quella Serie A persa soltanto pochi mesi fa.



