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Tenerifefonte: sito ufficiale CD Tenerife

A circa tremila chilometri di distanza dall’Italia sorgono le isole Canarie, il cui nome deriva dal latino canis per l’originaria presenza sul territorio di cani selvatici. Un vasto arcipelago facente parte della Spagna ma molto più vicino fisicamente all’Africa nord-occidentale che alla penisola iberica. Tra le varie isole, quella più importante e conosciuta è sicuramente Tenerife. In origine abitata da animali preistorici, i primi uomini a popolarla la ribattezzarono Chenech. Un’isola vulcanica iniziata a svilupparsi tra i 20 e i 50 milioni di anni fa, la cui vetta più alta è il vulcano Teide che supera i 3700 metri d’altezza.

Le Canarie, e maggiormente Tenerife, sono ormai da anni meta di turismo per tutto il mondo. Soprattutto per gli italiani che nell’ultimo decennio hanno letteralmente invaso l’isola ponendo lì le loro basi di vita. La parte più gettonata è quella sud, dove tra Los Cristianos e Las Américas tante persone cresciute nel Bel Paese si sono trasferite attratte dal clima caldo e dalla possibilità di un futuro migliore. Un’invasione di massa che sta però sempre più consumando le risorse del territorio, ormai ridotte all’orlo anche a causa dell’attuale pandemia. Tra turisti e immigrati europei, oltre ai nostri connazionali, un ricco numero di abitanti è costituito anche da cittadini tedeschi, inglesi e francesi, oltre ovviamente da spagnoli provenienti dalla penisola. Un Melting pot che rende Tenerife tra gli ambienti più multiculturali di tutta Europa.

Tra i tanti immigrati e turisti, resistono ovviamente i nativi dell’isola. I canari mantengono viva la loro identità, con i loro usi e le loro tradizioni, in molti ambiti della società, tra i quali anche il calcio. La squadra locale negli anni ha vissuto piccoli momenti di gloria che ancora oggi creano grande orgoglio nei suoi tifosi. Il Club Deportivo Tenerife milita attualmente in Segunda Division ma in passato, nelle sue stagioni in Liga, non sono mancate alcune soddisfazioni. Gli anni ’90 sono stati senza ombra di dubbio quelli più prolifici per il club biancoblu. Ne sa qualcosa anche una squadra italiana, la Lazio, la quale nel 1996 uscì ai sedicesimi di Coppa Uefa proprio per mano dei canari, che dopo la sconfitta dell’Olimpico per 1-0 ribaltarono il risultato vincendo per 5-3 all’Heliodoro Rodríguez López. In quella competizione gli spagnoli arrivarono addirittura in semifinale, superando Feyenoord e Brondby prima di essere eliminati ai supplementari dallo Schalke 04, poi vincitore del trofeo.

Il più grande (doppio) aneddoto legato al Tenerife va però ritrovato in Spagna. Stagione ’91-’92, ultima giornata. Il Real Madrid è in testa alla classifica, con un punto di vantaggio sul Barcellona. I catalani ospitano l’Athletic Bilbao, mentre i Blancos fanno visita proprio al Tenerife, già matematicamente salvo. Niente fa pensare a colpi di scena, soprattutto dopo venti minuti quando il Real già sembra aver chiuso la pratica con i gol di Hierro e Hagi. A fine primo tempo, però, arriva la prima avvisaglia, con Estebaranz che accorcia le distanze. I madridisti non perdono la calma, sfiorano l’1-3 ma rimangono poi in dieci uomini a causa dell’espulsione di Villaroya. La preoccupazione comincia a salire, il Barcellona sta vincendo contro l’Athletic Bilbao e in caso di pareggio del Real i blaugrana sarebbero campioni per via della miglior differenza reti. La paura la fa da padrona e al 76′ un autogol di Rocha pareggia le sorti dell’incontro. L’incubo sta per materializzarsi, il Madrid perde completamente la testa e cade nuovamente dopo neanche un minuto a causa di un pasticcio fra Sanchìs e Buyo che favorisce la rete a porta vuota di Pier. Tenerife batte Real Madrid 3-2, il Barcellona è campione di Spagna.

Sbagliare è umano, perseverare è diabolico. E le merengues dimostrano di non aver compreso la lezione. Capita infatti che nella stagione successiva il calendario metta nuovamente all’ultima giornata la sfida tra Tenerife e Real Madrid. I Blancos arrivano alla partita ancora una volta con un punto di vantaggio sul Barcellona, il quale ospita la Real Sociedad. I catalani fanno il loro, senza strafare, vincendo per 1-0. A Tenerife il Real invece compie il secondo atto di masochismo consecutivo: Dertycia e Chano stendono i Galacticos e il titolo vola a Barcellona nella stessa maniera dell’anno precedente. La compagine delle Canarie si ritrova ad essere decisiva nell’assegnazione della Liga per la seconda stagione di fila. Tra i pilastri di quella formazione figurano sulla panchina proprio l’ex Real, Jorge Valdano, e a centrocampo un giovane Fernando Redondo.

Dopo la doppia débâcle contro el Tete, il club madridista richiamerà il tecnico argentino sulla propria panchina e punterà in mediana su Redondo, affidandogli la cabina di regia anche negli anni successivi. Come si suol dire? Se non puoi batterli, unisciti a loro…

Di Dante Chichiarelli

Nato a Roma, il 26 agosto del 1984, inizia ad appassionarsi al calcio a non ancora 6 anni, durante i Mondiali di Italia '90, quelli delle Notti Magiche e di Totò Schillaci. L'amore per questo sport è nel DNA della famiglia: il suo bisnonno, Silvio Blasetti, mosse i suoi primi passi nel calcio nei primi decenni del '900 con la maglia della Lazio. Oltre a questo affianca un'altra grande passione, quella per la scrittura e per il giornalismo. Dopo le scuole, frequenta la facoltà di Scienze della Comunicazione presso "La Sapienza" di Roma e nel 2009, dopo aver collaborato per oltre due anni con "Sportlocale", settimanale sul calcio dilettantistico e giovanile, diventa giornalista pubblicista. Sempre in quegli anni inizia a frequentare il corso di giornalismo sportivo curato da Guido De Angelis e di lì a breve diventerà uno dei redattori della rivista "Lazialità". Nel corso del tempo numerose sono le collaborazioni con periodici on-line e cartacei. Nel 2011, per circa un anno, diventa Direttore Responsabile del mensile "Futuro Giovani Magazine". Da aprile 2020 collabora con la redazione di "Noi Biancocelesti". Ad oggi, nonostante gli impegni lavorativi, continua a coltivare le sue due grandi passioni che lo accompagnano sin dai primi passi della vita.