Il calcio palestinese sotto il fuoco dell’occupazione israeliana: storie di giocatori, guerra e distruzione

29 Ottobre 2026 di 12 min di lettura
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calcio palestinese

Da Ahmed Musa Salama nel 1965 ai calciatori uccisi nell’ultima guerra a Gaza, una ricostruzione delle perdite che hanno attraversato lo sport palestinese.

Lo sport è parte integrante della vita dei popoli e gli atleti condividono le condizioni delle comunità alle quali appartengono. In Palestina, dove l’attività sportiva non si svolge sempre all’interno di un sistema professionistico, molti giocatori sono costretti ad affiancare agli allenamenti e alle partite altri lavori per provvedere al proprio sostentamento e a quello delle famiglie.

Essere figure conosciute nelle rispettive comunità non li ha risparmiati dalle uccisioni e dalla detenzione che hanno colpito la popolazione palestinese durante l’occupazione israeliana. Le perdite del movimento sportivo precedono la guerra cominciata nell’ottobre 2023 e attraversano diversi decenni, nei quali calciatori, allenatori e atleti di altre discipline sono stati uccisi in circostanze differenti.

Ricostruire tutte queste vicende richiederebbe uno spazio molto più ampio. Alcuni nomi e avvenimenti permettono tuttavia di ripercorrere le tappe di questa storia, fino alle morti e alla distruzione provocate dall’ultima guerra nella Striscia di Gaza.

Le prime perdite dello sport palestinese

Dopo la conquista delle terre palestinesi nel 1948 e con l’inizio della resistenza popolare negli anni Sessanta, il movimento sportivo registrò le prime perdite tra i propri esponenti. Ahmed Musa Salama, ucciso nel 1965, viene ricordato come il primo atleta palestinese morto in questo contesto, sebbene le informazioni disponibili non specifichino quale disciplina praticasse.

Negli anni successivi furono uccisi anche Khaled Hamid, nel 1987, e Ahmed Abdullah Bakhit, nel 1988. Le loro vicende appartengono a una fase precedente alle guerre più recenti e mostrano quanto a lungo lo sport palestinese abbia condiviso i pericoli affrontati dalla popolazione.

Jamal Ghanem, ucciso sul campo nel marzo 1992

Nel marzo 1992 una forza israeliana fece irruzione in un campo di calcio durante una partita. Jamal Ghanem, che aveva giocato nel Tulkarm Club e nello Shweika Club, venne ucciso a 23 anni.

I militari si avvicinarono al giocatore e gli spararono cinque colpi, provocandone la morte sul posto. Il campo nel quale si disputava l’incontro divenne così il luogo di un episodio rimasto nella memoria del calcio palestinese.

Lo stadio venne successivamente intitolato a Ghanem. Il suo nome continuò ad accompagnare le attività dell’impianto e le partite delle generazioni successive, conservando il ricordo del giocatore all’interno della vita sportiva della comunità.

Dal 2000 al 2005 e il lutto di Aref Oufa

Tra il 2000 e il 2005 aumentarono le perdite tra gli sportivi palestinesi. Le stime relative a quel periodo indicano oltre trecento atleti uccisi nelle diverse discipline. Tra i nomi ricordati figurano Ahmed Barakat, Zakaria Kilani e Raed Karmi.

Il dolore raggiunse anche la famiglia di Aref Oufa, conosciuto come l’“architetto” del calcio palestinese. Ex calciatore e allenatore, Oufa perse due figli, Mohammed e Qais. Il lutto segnò la vita di un uomo che aveva dedicato molti anni al calcio, attraverso il campo, la panchina e il lavoro nelle società.

Le conseguenze della violenza coinvolgevano quindi anche le famiglie dei protagonisti dello sport, incidendo sulle loro esistenze e sui rapporti con le comunità nelle quali continuavano a lavorare.

Ayman Al-Kurd e Wajih Mushtaha, le perdite del 2009

La guerra nella Striscia di Gaza del 2009 provocò nuove morti tra i calciatori palestinesi. Furono uccisi Ayman Al-Kurd e Wajih Mushtaha, entrambi legati alle rappresentative nazionali.

Al-Kurd aveva 28 anni, giocava nel club di Jabalia nel campionato palestinese e aveva vestito la maglia della nazionale. La sua morte interruppe una carriera che lo aveva reso conosciuto nel movimento calcistico locale.

Mushtaha militava nell’Al-Shuja’iya. Aveva rappresentato la Palestina con la nazionale giovanile durante le qualificazioni asiatiche e successivamente con la selezione olimpica nelle qualificazioni per i Giochi di Pechino 2008. Fu ucciso un anno dopo, appena un giorno prima della morte di Al-Kurd.

Durante la stessa guerra persero la vita anche Shadi Sabbakhi e Ahmed Barakat. Gli attacchi contro le aree residenziali coinvolsero gli sportivi insieme alle altre persone che vivevano nei quartieri colpiti, estendendo il pericolo ben oltre gli stadi e i luoghi delle competizioni.

Ahed Zaqout e gli altri calciatori uccisi nel 2014

Ahed Zaqout iniziò la carriera nel club di Gaza nel 1983 e divenne uno dei centrocampisti più conosciuti del calcio palestinese. Nel 1994 partecipò alla prima partita internazionale della nazionale palestinese, disputata contro una selezione di ex stelle francesi guidata da Michel Platini. Nello stesso anno venne nominato miglior giocatore della Palestina.

Dopo l’esperienza da calciatore proseguì il proprio lavoro come allenatore. Guidò il Gaza Sports Club, condusse l’Al-Hilal alla promozione in prima divisione e allenò la nazionale giovanile palestinese nel 2000. Fondò inoltre la prima accademia calcistica di Gaza, ricordata come l’unica esperienza di questo tipo nella Striscia.

Il 29 luglio 2014 venne ucciso mentre dormiva nel proprio letto, quando un attacco aereo colpì il suo appartamento nell’edificio del Complesso Italiano di Gaza. La sua morte privò il calcio palestinese di una figura che aveva continuato a lavorare con le squadre e con i ragazzi dopo la conclusione della carriera agonistica.

Durante la stessa guerra furono uccisi anche i calciatori Ahmed Al-Dali, Odai Jabr, Ibrahim Assaliya e Tareq Farid. Le perdite raggiunsero inoltre altre discipline: morirono Ismail Al-Khalili, campione di taekwondo, e Ahmed Naim, arbitro di atletica leggera.

Ahmad Daraghmeh e le morti successive alla guerra del 2014

La fine della guerra del 2014 non interruppe le perdite del movimento sportivo. Anche nei periodi di relativa calma continuarono a essere uccisi giocatori e atleti.

Nel dicembre 2022 morì Ahmad Daraghmeh, a soli 23 anni. Aveva iniziato la carriera nel Tubas prima di trasferirsi al Tulkarm, nel campionato professionistico palestinese. Nell’ultima stagione prima della morte aveva segnato sei gol, risultando il miglior marcatore della squadra.

Il suo percorso si interruppe quando aveva già trovato spazio nel calcio professionistico e cominciava ad affermarsi attraverso le proprie prestazioni. Tra gli sportivi uccisi nel 2022 vengono ricordati anche Ahmed Faraj, Tamer Azmi e Saeed Jaber.

Queste vicende mostrano come le perdite non siano rimaste circoscritte alle guerre su vasta scala, ma abbiano continuato a colpire lo sport palestinese anche al di fuori di quelle fasi.

Suleiman Al-Obeid, il “Pelé della Palestina”

La guerra cominciata nell’ottobre 2023 ha aperto un’altra fase di tragedia per lo sport palestinese, con oltre seicento atleti uccisi secondo le stime raccolte per questa ricostruzione. Tra i nomi più conosciuti figura Suleiman Al-Obeid, soprannominato il “Pelé della Palestina”.

Al-Obeid iniziò la carriera nell’Al-Shati nel 2007. Nel 2009 si trasferì all’Al-Am’ari, con cui conquistò il campionato palestinese e la Coppa di Palestina nel 2011. L’anno successivo raggiunse con la squadra la finale della Coppa del Presidente dell’AFC del 2012, terminata al secondo posto.

Nella stagione 2015–2016 giocò nel Gaza Sports Club e si laureò capocannoniere con 17 reti. Nel 2016–2017 tornò all’Al-Shati, il club legato al luogo nel quale aveva trascorso l’infanzia, vicino alla spiaggia. Conquistò nuovamente il titolo di capocannoniere con 17 gol, diventando il miglior marcatore nella storia della società.

Con la nazionale palestinese disputò 24 partite internazionali tra il 2007 e il 2013. Il suo primo gol arrivò contro lo Yemen con una rovesciata rimasta tra i gesti più ricordati della sua carriera. Fece parte della squadra vincitrice dell’AFC Challenge Cup e partecipò alle qualificazioni ai Mondiali del 2014.

Nel corso della carriera segnò oltre cento reti. Le qualità tecniche, la velocità e la capacità di trovare il gol contribuirono al soprannome con il quale sarebbe diventato conosciuto anche al di fuori del calcio palestinese.

Il 6 agosto 2025, a 41 anni, Al-Obeid fu ucciso dalle forze israeliane mentre aspettava di ritirare cibo per i propri figli presso un centro di assistenza dell’UNRWA. La sua casa era stata distrutta dai bombardamenti e la famiglia era stata costretta a vivere in una tenda di fortuna.

La sua morte suscitò reazioni internazionali. Mohamed Salah ed Eric Cantona furono tra le figure che ne ricordarono la vicenda, richiamando l’attenzione sulle circostanze nelle quali aveva perso la vita e sulle condizioni della popolazione di Gaza.

Hani Al-Masdar, dal centrocampo alla nazionale olimpica

Hani Al-Masdar era un centrocampista che aveva giocato in diversi club palestinesi. Nel 2010 vinse la coppa con il Gaza Sports Club, aggiungendo un risultato importante a un percorso che comprendeva anche le rappresentative nazionali.

Nel corso della carriera vestì la maglia della Palestina nelle diverse categorie, dalle selezioni giovanili alla nazionale maggiore. Si ritirò dal calcio giocato nel 2018, dopo aver accumulato esperienza nel campionato locale e nelle competizioni internazionali.

Successivamente allenò diversi club del campionato prima di essere nominato viceallenatore della nazionale olimpica. Il passaggio alla panchina gli permise di continuare a lavorare nella preparazione dei giocatori e di mettere a disposizione dello staff tecnico le conoscenze maturate sul campo.

Fu ucciso nel gennaio 2024, quando la sua abitazione venne colpita da un bombardamento. La sua morte rappresentò una perdita per il calcio palestinese anche sul piano dell’allenamento e della formazione sportiva.

Tra gli altri calciatori uccisi durante l’ultima guerra figura Ahmed Hatem Al-Farra. Il suo nome si aggiunge a quelli delle centinaia di sportivi morti in un conflitto per il quale il bilancio riportato in questa ricostruzione indica complessivamente 78.000 vittime.

Le ferite, la distruzione e le condizioni dei sopravvissuti

Per elencare tutti gli sportivi palestinesi che hanno perso la vita servirebbero decine di pagine. Documentare le ferite, le disabilità e gli effetti delle guerre sulle loro carriere richiederebbe un lavoro ancora più ampio, capace di seguire anche le condizioni di chi è sopravvissuto.

Dietro ogni nome ci sono familiari, amici, compagni di squadra e progetti interrotti. Alcuni giocatori si preparavano a disputare una competizione, altri cercavano di migliorare il proprio percorso professionale, altri ancora speravano di rappresentare la Palestina nei tornei internazionali. La guerra ha posto fine alle vite di molti e ha cambiato quelle di altri attraverso ferite e perdite destinate ad accompagnarli nel tempo.

Gli atleti condividono la tragedia della popolazione alla quale appartengono. Vivono negli stessi quartieri, affrontano gli stessi pericoli e cercano di provvedere alle necessità delle proprie famiglie nelle medesime condizioni.

La distruzione degli impianti ha compromesso anche le possibilità di allenarsi e organizzare competizioni. La perdita di giocatori, tecnici e dirigenti incide sul lavoro quotidiano delle società, mentre gli spostamenti e la mancanza di risorse rendono sempre più difficile mantenere un’attività regolare.

Tra assedio e fame, il futuro del calcio a Gaza

Il protrarsi dell’assedio, la difficoltà di procurarsi cibo e i limiti nell’accesso alle cure rendono incerto il futuro dello sport nella Striscia. Alle conseguenze della distruzione si aggiunge il rischio di essere uccisi mentre si cerca di soddisfare le necessità più elementari.

Per un calciatore che non riesce a trovare cibo per i figli, pensare agli allenamenti e al ritorno in campo significa confrontarsi con una distanza enorme tra la vita precedente e le condizioni presenti. Le esigenze delle famiglie assorbono energie e risorse, mentre le ferite e la mancanza di cure possono compromettere definitivamente una carriera.

In queste circostanze, parlare di campionati e competizioni diventa difficile. Il lavoro necessario a ricostruire le attività sportive dipenderà dalla possibilità di garantire prima di tutto sicurezza, alimentazione, assistenza sanitaria e luoghi nei quali vivere. La risposta delle organizzazioni internazionali e della comunità mondiale rimane insufficiente rispetto alla gravità di questa sofferenza.

Chi chiedesse oggi a un atleta di Gaza di parlare del proprio sport potrebbe incontrare amarezza e sarcasmo, senza che questo significhi aver perso l’amore per il gioco. La preoccupazione per i figli, per i familiari e per la sopravvivenza quotidiana occupa lo spazio che un tempo apparteneva alla preparazione di una partita.

Le vite dei calciatori palestinesi comprendevano il desiderio di rappresentare le proprie squadre e il proprio Paese. Molte sono terminate prima che quei progetti potessero realizzarsi; altre proseguono tra impianti distrutti, ferite e condizioni di estrema precarietà. La possibilità di tornare a giocare dipenderà dalla sopravvivenza delle persone e dalla ricostruzione di una vita nella quale il calcio possa nuovamente trovare posto.

articolo a cura di Amer Suleiman