“Storie di calcio Palestinese”: un viaggio tra sport, identità e memoria

12 Dicembre 2025 di 4 min di lettura
Ascolta l'articolo
La lettura usa la voce disponibile sul browser o sul dispositivo.
Storie di calcio Palestinese

TITOLO: Storie di calcio Palestinese

AUTORE: Rosario Iuorio

EDITORE: Urbone Publishing

ANNO PUBBLICAZIONE: 2025

PAGINE: 104

PREZZO : 15.00 eur

Ci sono libri che arrivano nel momento giusto, in un contesto storico e sociale in cui le parole rischiano di essere risucchiate dal rumore di fondo. “Storie di calcio Palestinese” di Rosario Iuorio, pubblicato da Urbone Publishing, è uno di quei libri: un volume snello, poco più di un centinaio di pagine, che sceglie di raccontare la Palestina attraverso il calcio, dagli stadi distrutti di Gaza al cammino della nazionale nei tornei internazionali.

Quello che ho apprezzato subito è la stesura agile, davvero alla portata di tutti. Non è un testo accademico e non pretende di esaurire un tema così complesso, ma riesce a tenere insieme chiarezza e profondità. La scelta dei capitoli brevi, ognuno dedicato a una storia, un episodio, un contesto preciso, funziona benissimo: si leggono in pochi minuti ma lasciano una scia di spunti, domande e curiosità che invitano ad andare oltre la pagina.

Molto interessante anche il modo in cui il libro allarga lo sguardo al contesto socioculturale e politico della diaspora palestinese in America Latina, soffermandosi sul caso del Cile, dove la comunità palestinese ha trovato un radicamento unico e profondo. È in questo intreccio fra identità, memoria e integrazione che nasce il Deportivo Palestino, una squadra che porta nel calcio cileno i colori e i simboli di una terra lontana ma mai dimenticata. Una storia nella storia, che Iuorio racconta con misura e rispetto.

Si percepisce una ricerca accurata, che riporta alla luce vicende e testimonianze non sempre note al grande pubblico ma che meritavano di essere raccontate. Dalla dimensione simbolica degli stadi colpiti e ricostruiti alle traiettorie della nazionale palestinese e alle sue partite giocate spesso in condizioni estreme, il libro compone un mosaico in cui il pallone diventa pretesto narrativo e chiave di lettura della realtà.

Un valore aggiunto è la prefazione di Mauro Berruto, che porta con sé una conoscenza approfondita di ciò che lo sport rappresenta nei territori attraversati dal conflitto. Il suo contributo contestualizza con lucidità il ruolo del calcio in Palestina, inserendolo nel quadro geopolitico attuale e nelle dinamiche sociali che il libro esplora, senza sovrapporsi al racconto ma accompagnandolo con equilibrio.

In un periodo in cui il conflitto, la polarizzazione e il linguaggio d’odio occupano quotidianamente le nostre cronache, opere come questa ricordano quanto lo sport, e il calcio in particolare, possano farsi portatori di messaggi universali: identità, appartenenza, libertà, resistenza. Qui il gesto tecnico o l’esultanza non sono mai solo momenti di partita: diventano atti di espressione collettiva, frammenti di una storia più grande, in cui il diritto di esistere e di essere riconosciuti passa anche da un campo polveroso, da una maglia, da una tribuna ferita.

La forza del libro sta proprio in questo doppio livello: una narrazione accessibile, fatta di capitoli brevi e specifici, e allo stesso tempo la capacità di far emergere la densità politica e sociale che abita ogni storia di calcio in Palestina. Non c’è retorica, non c’è compiacimento, ma la volontà di restituire voci, volti e luoghi in cui il pallone diventa uno dei pochi spazi di normalità possibile.

E poi, quasi come naturale conseguenza del senso dell’opera, c’è un dettaglio che merita di essere ricordato: parte del ricavato del libro sarà devoluta alla campagna Acqua per Gaza dell’associazione “Un Ponte Per”, che porta acqua potabile, cibo e assistenza a una popolazione che vive in condizioni drammatiche. È un gesto coerente con lo spirito del libro, che unisce la narrazione alla concretezza dell’aiuto, trasformando la lettura in un contributo reale.

Se l’obiettivo di “Storie di calcio Palestinese” era far capire che, a certe latitudini, il calcio non è solo un gioco ma una forma di resistenza e di autoaffermazione, direi che è stato centrato. E con una scelta stilistica che rende questo viaggio non solo necessario, ma anche sorprendentemente vicino.