Jesús de Miguel, il racconto da Tenerife: «Voleva restare». La testimonianza di chi era allo stadio
Alejandro Skale, giornalista di Diario AS e Cadena SER, racconta a DerbyDerbyDerby gli ultimi mesi dell’attaccante scomparso a trent’anni, lo scontro con Owono e i soccorsi. Sul drammatico episodio è stata aperta un’indagine giudiziaria.
La morte di Jesús de Miguel, l’attaccante del Tenerife scomparso martedì 3 novembre a trent’anni dopo il violento scontro di gioco con il portiere dell’Andorra Jesús Owono, continua a scuotere il calcio spagnolo. Mentre le autorità hanno avviato gli accertamenti necessari a ricostruire quanto accaduto allo stadio Heliodoro Rodríguez López, emergono nuovi particolari sulla vicenda sportiva e personale del calciatore, sul suo rapporto con il club delle Canarie e sui momenti drammatici vissuti durante i soccorsi.
A raccontarli è Alejandro Skale, giornalista di Diario AS e Cadena SER, presente allo stadio durante Tenerife-Andorra e intervistato in esclusiva da Stefano Sorce per DerbyDerbyDerby. La sua testimonianza ricostruisce il clima della partita, l’intervento del portiere e le operazioni di soccorso, soffermandosi anche sulla figura di De Miguel, un calciatore che aveva deciso di proseguire la propria esperienza sull’isola nonostante le offerte ricevute da altre società.
La scelta di restare al Tenerife nonostante le offerte
Uno degli aspetti più significativi emersi dall’intervista riguarda la scorsa estate, quando il Tenerife, appena tornato nella seconda divisione spagnola, stava ridisegnando la propria rosa. De Miguel, protagonista della promozione con undici reti stagionali, non sembrava destinato a occupare un ruolo centrale nel nuovo progetto tecnico. La società aveva valutato una sua possibile cessione e diverse squadre avevano manifestato interesse, tra cui il Real Saragozza, disposto, secondo il racconto di Skale, a investire economicamente per acquistarlo.
Il calciatore aveva però espresso una volontà precisa: rimanere a Tenerife, dove aveva trovato un ambiente nel quale si sentiva a proprio agio insieme alla famiglia. Dopo una precedente esperienza in Segunda División con il Castellón, voleva dimostrare di poter essere competitivo anche in quella categoria, conquistandosi progressivamente la fiducia dell’allenatore Álvaro Cervera.
All’inizio della nuova stagione aveva trovato poco spazio, ma nelle ultime settimane il suo impiego era aumentato. Pur senza essere un titolare abituale, stava tornando a ritagliarsi un ruolo nelle rotazioni offensive della squadra. Una scelta, quella di restare, che racconta molto del legame costruito dal giocatore con il Tenerife, anche in una fase della carriera nella quale avrebbe potuto cercare altrove maggiore continuità.
Skale descrive De Miguel come una persona riservata, poco incline alle interviste, profondamente legata alla professione di calciatore. Un ragazzo serio e concentrato sul proprio lavoro, che aveva realizzato il sogno coltivato fin da bambino e che aveva trovato nel Tenerife una realtà alla quale desiderava continuare ad appartenere.
La sua storia sportiva era stata segnata anche da un infortunio che, nella stagione precedente, ne aveva interrotto un avvio particolarmente prolifico. Dopo aver contribuito in maniera determinante ai primi risultati della squadra, era rimasto lontano dal campo per diversi mesi, perdendo progressivamente il posto da titolare. Il contributo offerto alla promozione aveva comunque consolidato il rapporto con i tifosi, che ne apprezzavano l’impegno e l’attaccamento alla maglia.
Lo scontro con Owono e la ricostruzione di un testimone
Nell’intervista concessa a DerbyDerbyDerby, Skale torna anche sull’azione che ha provocato la tragedia. La sua valutazione dell’uscita di Jesús Owono è estremamente critica: il giornalista la definisce una «follia», giudicando l’intervento del portiere dell’Andorra del tutto sproporzionato rispetto alla situazione di gioco.
Secondo il suo racconto, Owono aveva manifestato un crescente nervosismo durante la partita, entrando in contrasto con alcuni calciatori, con la panchina del Tenerife e con il pubblico presente sugli spalti. Una tensione che, a suo giudizio, avrebbe contribuito a determinare la reazione del portiere nell’azione dello scontro.
Skale sottolinea come De Miguel si trovasse quasi di spalle rispetto alla traiettoria del pallone e avesse nelle vicinanze due difensori dell’Andorra, che avrebbero potuto intervenire prima che l’azione diventasse pericolosa. Il portiere sarebbe invece uscito con grande impeto, colpendo l’attaccante con il ginocchio all’altezza del petto. Il giornalista descrive un intervento effettuato con eccessiva forza e senza il necessario controllo, precisando che Owono non avrebbe mai potuto immaginare le conseguenze tragiche della propria azione.
Sul drammatico episodio è stata aperta un’indagine giudiziaria, che riguarderà la dinamica dello scontro e le circostanze nelle quali si è verificato.
I soccorsi in campo e le ultime ore in ospedale
Particolarmente significativa è la ricostruzione dei soccorsi fornita da Skale, che seguiva la partita dalla postazione riservata ai giornalisti. Secondo la sua testimonianza, i calciatori presenti in campo hanno immediatamente richiamato l’attenzione del personale sanitario, permettendo l’intervento dei medici del Tenerife, della Croce Rossa e successivamente dello staff sanitario dell’Andorra.
De Miguel è rimasto sul terreno di gioco per circa dieci o quindici minuti, durante i quali i sanitari hanno effettuato le manovre di rianimazione. Skale racconta che il giocatore avrebbe subito due arresti cardiorespiratori, almeno uno dei quali durante le operazioni di soccorso in campo. I medici sono riusciti a ristabilire il battito cardiaco e la respirazione, ma l’attaccante non ha più ripreso conoscenza.
Una volta stabilizzato, De Miguel è stato trasferito in ambulanza all’Hospital Universitario Nuestra Señora de Candelaria, dove è stato ricoverato in terapia intensiva. Le prime comunicazioni mediche avevano riferito condizioni stabili, seppure all’interno di un quadro clinico estremamente grave. Nel corso della notte si è registrato un peggioramento delle condizioni neurologiche, fino alla conferma del decesso, arrivata alle otto del mattino di martedì 3 novembre.
Skale ha sottolineato la rapidità dei soccorsi, raccontando di aver visto i sanitari impegnati nel tentativo di rianimare il calciatore e trasferirlo in ospedale nel minor tempo possibile. L’indagine avviata dalla magistratura spagnola prenderà in esame anche le procedure seguite durante l’emergenza, comprese le modalità di intervento del personale medico e il trasferimento in ambulanza.
Le scuse di Owono e il dolore della comunità di Tenerife
Nell’intervista, il giornalista spagnolo si sofferma anche sulle reazioni successive alla tragedia, a cominciare da quella di Jesús Owono. Il portiere dell’Andorra ha espresso pubblicamente il proprio dolore per quanto accaduto, spiegando di non aver mai avuto intenzione di provocare conseguenze simili e riconoscendo che, potendo tornare indietro, avrebbe affrontato diversamente quell’azione.
Skale riferisce inoltre che Owono è stato destinatario di insulti e minacce sui social network, una situazione che avrebbe contribuito alla decisione del calciatore di chiudere i propri profili.
Intanto, a Tenerife, la scomparsa di De Miguel ha provocato una profonda commozione. La società si è mobilitata fin dalle prime ore per assistere i familiari, favorendo l’arrivo dei genitori da Madrid e accompagnando la moglie e la figlia piccola del calciatore durante il ricovero. Anche i compagni di squadra hanno raggiunto l’ospedale, stringendosi attorno alla famiglia in un momento di enorme dolore.
All’esterno dello stadio Heliodoro Rodríguez López sono comparsi fiori e omaggi dedicati all’attaccante, mentre il club ha avviato l’organizzazione delle iniziative commemorative. Il Tenerife ha inoltre richiesto il rinvio dei successivi impegni ufficiali, per consentire alla squadra e all’intera comunità sportiva di partecipare al ricordo del proprio giocatore.
Resta il dolore per una vita spezzata a trent’anni e per una carriera che Jesús de Miguel aveva scelto di continuare proprio a Tenerife, dove aveva contribuito alla promozione e trovato un legame particolare con i tifosi. Una storia che la testimonianza di Alejandro Skale restituisce anche attraverso i suoi aspetti più personali, ricordando un calciatore riservato, determinato e profondamente affezionato alla squadra nella quale aveva deciso di rimanere.



