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IbrahimovicFonte immagine: Profilo Twitter Ufficiale AC Milan

Se doveva essere un esame di maturità quello contro il Napoli, il Milan ne esce con il massimo di voti. 1-3 senza storia al San Paolo dove, oltre la solita prova corale di Ibrahimovic, ha trovato il primo gol in campionato il giovane Hauge, prova che dietro lo svedese ci sono giovani che scalpitano.

El segna semper lù

Non essere stressato ci pensa Ibra” queste le parole di Ibrahimovic a Bonera alla vigilia di Napoli-Milan di domenica sera.

Mai parole furono più profetiche di queste. Ci ha pensato davvero lui con un’altra doppietta, la quarta in campionato. Prima con un favoloso terzo tempo anticipando di testa Koulibaly; poi con un tocco di ginocchio sotto misura nella ripresa. Numeri da fuoriclasse quelli del “Benjamin Button” milanista arrivato a 10 gol in 6 partite, niente male per un 39enne.

Boccata di ossigeno

Dal post lockdow ad oggi sono 19 partite giocate, un girone di campionato, dove il Milan non ha mai perso e raramente ha pareggiato. Il gigante svedese si è caricato la squadra sulle spalle, una squadra che prima di lui era discontinua e con forti carenze di personalità.

La cura Ibra ha rivitalizzato giocatori come Calhanoglu, tutto un altro giocatore dalla ripresa ad oggi: da possibile partente a giocatore determinante e imprescindibile per i meccanismi offensivi di Pioli.

Contro il Napoli, poi, Theo Hernandez è tornato ai livelli che ci aveva abituato la scorsa stagione: un assist splendido per il primo gol e tanta, tantissima, sostanza. Indubbiamente la sua miglior partita fin ora.

Ora però arriva il bello. Pioli dovrà fare a meno del suo totem non si sa ancora per quanto tempo. Uscito anzi tempo sul finire del match, Ibrahimovic ha riscontrato una lesione al bicipite femorale della coscia sinistra con una prognosi che potrebbe essere di 3-4 settimane.

Riuscirà il Milan a mantenere questa continuità di risultati anche senza il fuoriclasse svedese?

A fine novembre meglio non creare troppe aspettative ai tifosi ma, con le grandi che giocano ancora a carte coperte e con un pizzico di buona sorte, sognare di puntare al tricolore potrebbe non essere un’idea campata in aria.