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Fonte immagine: profilo Twitter Sassuolo Calcio

Gianluca Scamacca e Lorenzo Lucca, due tra gli attaccanti più promettenti del panorama italiano, hanno fatto le valigie. West Ham e Ajax rispettivamente. Senza dimenticare le partenze di Mattia Viti e Sebastiano Esposito, emigrati al Nizza e all’Anderlecht. La Serie A evidentemente non è un Paese per giovani, lo specchio sportivo della situazione vissuta dall’Italia.

Da Scamacca e Lucca, cambiano le epoche

Venti anni fa, esportare un giocatore italiano era un vanto. Chi non ricorda le gesta di Paolo Di Canio, che proprio con gli Hammers ha siglato la rete nominata come la più bella della storia del club? Oppure di Gianfranco Zola, che con la maglia del Chelsea ha scritto pagine importantissime, miglior giocatore dell’anno in Premier League nel 1996/1997? O ancora, Massimo Maccarone, soprannominato affettuosamente Big Mac dai tifosi del Middlesbrough?

I tempi, oramai, sono cambiati. Al giorno d’oggi, vedere un verde talento espatriare significa una piccola sconfitta per il pallone italiano. Un pallone che rotola a vuoto, incapace e inerme al tentativo di promuovere riforme, puntualmente rimaste impolverate in soffitta. Nemmeno dopo due mancate qualificazioni ai Mondiali di fila, qualcosa si è smosso di un centimetro. Stadi raramente di proprietà, con conseguenti scarsi introiti e società costrette ad elemosinare prestiti con diritti di riscatto che, puntualmente, non verranno rispettati. Un abisso di differenza di guadagni dai diritti televisivi, mai al pari di campionati come Premier e Liga.

Soprattutto, il mancato coraggio di puntare sui giovani. La naturale conseguenza è l’esagerata esaltazione degli stessi. Si veda l’esempio dello stesso Lucca, che nella prima fetta di stagione era finito nel mirino di più club di massima serie. Poi un calo, forse dovuto alle pressioni eccessive. Anonimato e la decisione di partire per l’Ajax, club che da sempre protegge e coltiva il proprio settore giovanile.

Parla Roberto Mancini, uno che di giovani promesse ne sa qualcosa. “Abbiamo visto 52 giocatori (dallo stage di Coverciano, N.D.R.). Alcuni sono molto bravi, come è possibile che non giochino in una squadra di Serie A?“. Una domanda che rimbomba da anni ormai nella testa di tanti. Le risposte, in parte le abbiamo. La fatica e la pratica, però, sono parolacce che nessuno osa pronunciare.

Di Luca Ripari

Sono Luca Ripari, ho 26 anni e provengo da Perugia. Nel giugno 2019 mi sono laureato in Mediazione Linguistica, in inglese e spagnolo. Ho una grande passione per il calcio, tanto da aver dedicato la mia tesi finale a questo argomento, lo sport interconnesso con società e cultura. Ho iniziato a collaborare con alcune testate e anche la radiocronaca mi appassiona. Mi piace scrivere, raccontare di calcio, viaggiare e leggere.