Il Paris Saint-Germain concede il bis: Champions League ancora a Parigi, Arsenal ko ai rigori
Il Paris Saint-Germain è campione d’Europa per la seconda stagione consecutiva. A Budapest la finale di Champions League si è decisa ai calci di rigore dopo l’1-1 maturato tra tempi regolamentari e supplementari, con i francesi più lucidi dal dischetto e capaci di confermarsi, ancora una volta, la squadra da battere.
L’Arsenal aveva cominciato nel modo migliore, sbloccando la partita dopo meno di cinque minuti. Kai Havertz ha approfittato di un rimpallo e, una volta lanciato verso la porta, ha concluso di sinistro con potenza per il vantaggio inglese. Il gol immediato ha indirizzato la gara verso lo scenario atteso: PSG con il controllo del pallone e i Gunners compatti, bassi e ordinati, pronti a ripartire. Per buona parte del primo tempo la squadra di Luis Enrique ha manovrato a lungo nella metà campo avversaria, ma senza trovare varchi davvero puliti contro un Arsenal attento e ben disposto.
La ripresa ha seguito lo stesso copione fino all’episodio che ha rimesso in equilibrio la finale. Intorno all’ora di gioco Khvicha Kvaratskhelia ha guadagnato un calcio di rigore, superando in dribbling Cristhian Mosquera e costringendolo al fallo in area. Dal dischetto Ousmane Dembélé è stato impeccabile: 1-1 e partita di nuovo aperta. Con il passare dei minuti, e con le energie che inevitabilmente calavano, le due squadre hanno iniziato a concedere qualche spazio in più. Le occasioni non sono mancate, soprattutto in transizione, ma nessuna delle due è riuscita a trovare il colpo del 2-1. Si è andati così ai supplementari, nei quali, al netto di un contatto in area non sanzionato in favore dell’Arsenal, non è successo molto: ritmi più bassi, gambe pesanti e tanta prudenza.
Il trofeo è stato quindi assegnato ai rigori, evento raro per una finale di Champions, che non si decideva dal dischetto da dieci anni. Nella serie dagli undici metri l’Arsenal ha pagato due errori pesanti: Eberechi Eze ha calciato fuori, Gabriel ha alzato troppo la conclusione. Il PSG, invece, ha segnato con Gonçalo Ramos, Désiré Doué, Achraf Hakimi e Lucas Beraldo; l’unico errore, quello di Nuno Mendes, è rimasto ininfluente. Il rigore decisivo lo ha sbagliato proprio Gabriel, che paradossalmente era stato tra i migliori in campo nei 120 minuti.
Il successo completa un percorso europeo impressionante per il Paris, che nel cammino verso la finale aveva eliminato Chelsea, Liverpool e Bayern Monaco, segnando 18 gol nelle sei partite dagli ottavi in poi. Rispetto al trionfo nettissimo della scorsa stagione, stavolta è stata una vittoria più sofferta, sporca e paziente, ma anche per questo significativa: non solo spettacolo e spazi, ma capacità di restare dentro una partita bloccata e portarla dalla propria parte nei dettagli.
Per l’Arsenal resta l’amarezza di un’altra finale persa dopo quella del 2006: la Champions continua a mancare nella storia del club. La stagione, però, rimane comunque memorabile, perché i Gunners hanno vinto la Premier League per la prima volta dopo 22 anni. Il PSG, invece, celebra ancora: la squadra di Luis Enrique si conferma sul tetto d’Europa, con un’identità ormai riconoscibile e con un gruppo che, anche senza dominare, ha mostrato di saper vincere.



