Messi dice addio all’Argentina: 207 partite, 125 gol e una storia lunga vent’anni

1 Settembre 2026 di 7 min di lettura
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Messi

Alla fine Messi ha scelto poche pagine scritte a mano. Nessuna conferenza stampa, nessuna cerimonia costruita per l’occasione. Una lettera pubblicata sui social per chiudere una delle storie più lunghe e complesse vissute da un campione con la propria Nazionale.

Lionel Messi non giocherà più con l’Argentina. A 39 anni, il capitano della Selección ha annunciato il ritiro dal calcio internazionale dopo oltre vent’anni, lasciando numeri che appartengono ormai alla storia: 207 presenze e 125 gol, entrambi record assoluti con la maglia albiceleste.

La sua ultima partita resterà la finale del Mondiale del 19 luglio 2026, persa 1-0 ai supplementari contro la Spagna. Quattro anni dopo il trionfo in Qatar, l’Argentina era riuscita ancora una volta ad arrivare fino all’ultimo atto della Coppa del Mondo. Stavolta senza riuscire ad alzarla.

Due giorni dopo quella finale, il 21 luglio, Messi aveva già scritto le parole del suo addio. Ha aspettato più di un mese prima di renderle pubbliche.

Messi e il messaggio d’addio alla Selección

Nel lungo messaggio pubblicato sui propri social, Messi racconta una decisione maturata dopo il Mondiale e rimasta privata per diverse settimane. La successiva morte del padre Jorge, avvenuta ad agosto, lo ha spinto ulteriormente a fermarsi e riflettere su una scelta che, però, era già stata presa.

Il passaggio più netto della lettera è anche il più semplice:

«Mi sono svuotato, non ho più nulla da dare».

Non c’è rabbia nelle sue parole. Piuttosto la consapevolezza di essere arrivato alla fine di un percorso. Messi ricorda di aver dato tutto per la maglia argentina anche quando i risultati non arrivavano e spiega che esiste ormai una nuova generazione alla quale lasciare spazio.

Ringrazia la famiglia, i compagni, gli allenatori e tutte le persone incontrate durante oltre vent’anni di Nazionale. E chiude rivendicando un’appartenenza che, per una parte della sua carriera, era stata persino messa in discussione:

«Grazie Dio per avermi fatto argentino».

È forse proprio qui che si trova la distanza più grande tra l’addio di oggi e quello pronunciato esattamente dieci anni fa.

Dal ritiro del 2016 al Mondiale: la storia di Messi con l’Argentina

Il rapporto tra Messi e l’Argentina non è sempre stato quello degli ultimi anni.

Per molto tempo la Selección era stata il luogo nel quale il fuoriclasse capace di vincere tutto con il Barcellona sembrava non riuscire a completare la propria carriera. Ogni sconfitta riportava inevitabilmente al confronto con Diego Armando Maradona e alla domanda che lo ha accompagnato per anni: perché Messi non riusciva a essere con l’Argentina ciò che era con il Barça?

Nel 2014 arrivò la finale mondiale persa contro la Germania. L’anno successivo la sconfitta contro il Cile nella finale di Copa América. Nel 2016 ancora il Cile, ancora una finale e ancora una sconfitta, questa volta ai rigori.

Messi sbagliò anche uno dei penalty della serie decisiva.

Fu allora, il 26 giugno 2016, che pronunciò il suo primo addio alla Nazionale.

«La Selección per me è finita», disse dopo quella notte. Aveva 29 anni e sembrava aver perso definitivamente la battaglia più difficile della propria carriera: riuscire a vincere qualcosa con il suo Paese.

Poche settimane più tardi cambiò idea.

E probabilmente è proprio quel ritorno ad aver reso possibile tutto ciò che sarebbe accaduto dopo.

La Copa América, il Qatar e la riconciliazione definitiva

Il primo grande titolo con la Nazionale maggiore arrivò soltanto nel 2021.

Al Maracanã, contro il Brasile, l’Argentina vinse 1-0 la finale di Copa América. Messi aveva finalmente conquistato un trofeo importante con la Selección.

Nel 2022 arrivò la Finalissima contro l’Italia a Wembley. Ma soprattutto arrivò il Qatar.

Il 18 dicembre 2022 Argentina e Francia disputarono una delle finali mondiali più memorabili. Finì 3-3 dopo i supplementari, prima del successo argentino ai calci di rigore.

Messi alzò la Coppa del Mondo.

Fu il momento che cancellò definitivamente quel senso di incompiutezza che aveva accompagnato la sua carriera internazionale e cambiò anche il rapporto con il pubblico argentino.

Non serviva più diventare Maradona. Messi era finalmente Messi anche per l’Argentina.

Nel 2024 arrivò un’altra Copa América, la seconda consecutiva per l’Albiceleste, prima dell’ultimo viaggio mondiale del 2026.

Avrebbe potuto fermarsi dopo il Qatar. Aveva 35 anni e aveva già conquistato il trofeo che mancava. Scelse invece di continuare per altri quattro anni.

Il risultato è stato un sesto Mondiale disputato e un’altra finale raggiunta.

207 presenze e 125 gol: i numeri di Messi con l’Argentina

La storia era cominciata il 17 agosto 2005, contro l’Ungheria a Budapest.

Messi aveva 18 anni. Entrò nella ripresa e la sua prima presenza con la Nazionale maggiore durò pochissimo: venne espulso quasi immediatamente dopo il suo ingresso in campo.

Ventuno anni più tardi, lascia l’Argentina dopo 207 partite e 125 reti.

È il calciatore con più presenze nella storia della Selección ed è anche il suo miglior marcatore.

Ha partecipato a sei edizioni della Coppa del Mondo, dal 2006 al 2026, raggiungendo tre finali: quella persa contro la Germania nel 2014, quella vinta contro la Francia nel 2022 e quella persa contro la Spagna nel 2026.

Con la Nazionale maggiore ha conquistato due Copa América, il Mondiale del 2022 e la Finalissima del 2022. Se si considera l’intero percorso con le rappresentative argentine, ai quattro titoli con la Selección maggiore si aggiungono anche il Mondiale Under 20 del 2005 e la medaglia d’oro olimpica di Pechino 2008.

Sei successi internazionali, quindi, distribuiti lungo una carriera che per molti anni era stata invece raccontata soprattutto attraverso ciò che mancava.

Ed è questo, più ancora dei record, a spiegare quanto sia cambiata la storia di Messi con l’Argentina.

Messi lascia l’Argentina dieci anni dopo il primo addio

Nel 2016 Messi lasciava la Selección dopo una finale persa, convinto di non essere riuscito a darle ciò che gli veniva chiesto.

Nel 2026 saluta da campione del mondo, dopo essere tornato in una finale mondiale a 39 anni e dopo aver trasformato completamente il rapporto con il proprio Paese.

Sono trascorsi ventuno anni dal debutto contro l’Ungheria. Nel mezzo ci sono state generazioni differenti di compagni, numerosi commissari tecnici, sconfitte dolorose, critiche durissime, il primo ritiro, il ritorno e infine una sequenza di vittorie che sembrava non dover arrivare mai.

Per anni Messi è stato giudicato anche attraverso l’assenza di un grande titolo con l’Argentina. Oggi lascia con un Mondiale, due Copa América e una Finalissima nel palmarès della Nazionale maggiore, oltre a tutti i principali record individuali della Selección.

La finale contro la Spagna del 19 luglio resterà dunque la sua ultima partita con la maglia argentina.

Questa volta, a differenza di dieci anni fa, l’addio sembra definitivo.

E forse proprio il confronto tra quei due momenti racconta meglio di qualsiasi statistica la sua storia con l’Albiceleste: nel 2016 Messi pensava di andarsene perché non era riuscito a vincere con l’Argentina; nel 2026 può farlo dopo aver conquistato praticamente tutto quello che quella maglia poteva offrirgli.