Il Subbuteo si racconta ad Arona, Flavio Firmo: “Vogliamo tramandare una storia che molti non conoscono”

20 Ottobre 2026 di 8 min di lettura
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Il Subbuteo si racconta

Il 24 e 25 ottobre Arona ospita un appuntamento dedicato alla storia, alla cultura e ai protagonisti del Subbuteo. Flavio Firmo, organizzatore dell’evento, racconta le origini dell’iniziativa, la scelta degli ospiti e il desiderio di recuperare una memoria sportiva che attraversa diverse generazioni.

Il Subbuteo ha accompagnato intere generazioni di appassionati, diventando parte della cultura popolare e della storia del calcio vissuto attraverso il gioco. Accanto ai ricordi delle partite disputate tra amici, dei tornei e delle collezioni di squadre in miniatura, esiste però anche una storia agonistica internazionale che affonda le proprie radici negli anni Sessanta e che, ancora oggi, rimane poco conosciuta persino da chi continua a frequentare questo mondo.

Nasce anche dalla volontà di recuperare e raccontare questa memoria “Il Subbuteo si racconta”, l’iniziativa in programma ad Arona il 24 e 25 ottobre 2026, che riunirà protagonisti delle prime competizioni internazionali, autori e appassionati per due giornate dedicate alla storia, alla letteratura e alle diverse espressioni del calcio in miniatura.

Tra gli ospiti figurano Renzo Frignani, uno dei nomi più rappresentativi della storia agonistica del Subbuteo, Eddy Bellotto, protagonista dei Mondiali del 1978, e Janine Czarkowski, figlia di Peter Czarkowski, vincitore del primo Campionato mondiale disputato nel 1970. Il programma comprende anche incontri con gli autori Daniele Caroleo, Maurizio Brillantino e Massimo Fiore, in un percorso che intende ricostruire il legame tra le origini del gioco e la sua evoluzione nel corso dei decenni.

A raccontare come è nata l’iniziativa è Flavio Firmo, scrittore e organizzatore dell’evento, che attraverso le proprie ricerche ha contribuito a recuperare documenti e testimonianze legati alle prime competizioni internazionali. Un lavoro cominciato dalla curiosità personale e sviluppatosi attraverso incontri e corrispondenze con alcuni dei protagonisti di quella stagione.

Flavio, partiamo dall’origine dell’iniziativa. Come nasce l’idea di organizzare ad Arona un appuntamento dedicato al Subbuteo e quale obiettivo vi siete posti nel costruire questa giornata?

“L’idea arriva da lontano perché la storia del nostro gioco ha origini molto remote. Nella mia produzione letteraria ho scritto quattro romanzi ambientati nel mondo del Subbuteo e, durante le presentazioni, mi accorgevo che la maggior parte delle persone ignorava completamente la storia di questo gioco. Il Subbuteo è visto sostanzialmente come un gioco degli anni Settanta e Ottanta, giocato perlopiù tra amici. Il Subbuteo, invece, ha una storia molto lunga: già nel 1964 si sono disputati i primi Campionati europei e nel 1970 il primo Campionato mondiale, dove non era presente nessun italiano. Dieci anni fa ho conosciuto un giocatore che ha partecipato al Mondiale del 1970, Cristian Spreng, e mi ha spedito il programma ufficiale di quel Mondiale con i risultati che lui aveva appuntato a mano. Ho passato i risultati alla Federazione, visto che di quel Mondiale si sapeva poco, e ho scoperto la storia affascinante del vincitore. Peter Czarkowski aveva sedici anni ed è riuscito a sconfiggere i campioni dell’epoca. Questa storia mi ha fatto scavare nei documenti storici, finché sono stato contattato da Janine, la figlia di Peter, il quale era deceduto da qualche anno, perché voleva trovare tracce di un padre che aveva conosciuto poco. Ci siamo scambiati dei documenti e sono riuscito a ricostruire anche la storia di Gunther, il padre di Peter, che era il fondatore della Federazione tedesca e aveva partecipato ai primi Campionati europei del 1964. Da questa storia mi sono reso conto che c’era la necessità di raccontare il mondo del Subbuteo attraverso la sua parte agonistica, quella parte dimenticata e sconosciuta a molti appassionati. Ho giocato a un livello medio negli anni Ottanta e Novanta, non un fenomeno, ma ho coltivato molte amicizie in quello che poi si è evoluto nel calcio da tavolo. Da qualche anno mi conoscono come scrittore del Subbuteo, grazie ai miei romanzi, e sono entrato in contatto con Daniele di Subbuteolab. Gli ho parlato di questa idea di “raccontare il Subbuteo” e abbiamo iniziato a organizzare l’evento. La scelta è caduta su Arona per diversi motivi. Innanzitutto, per un appassionato che ci ha proposto la location e poi perché è in una buona posizione per il Nord Italia. L’obiettivo è raccontare il mondo del Subbuteo in tutte le sue parti: collezionismo, agonismo e letteratura associata.”

Il programma propone diversi momenti di incontro e approfondimento, con ospiti provenienti da esperienze differenti. Qual è stato il criterio che ha guidato la scelta dei protagonisti e degli argomenti da affrontare?

“Il primo nome a cui ho pensato è Janine, la figlia di Peter. Un po’ perché suo padre è stato una figura fondamentale nel momento in cui il Subbuteo è diventato un fenomeno mondiale e poi perché l’emozione di dare a una figlia i ricordi del padre è un motivo d’orgoglio per me, nel mio intimo più profondo. Poi ho cercato il Re. Per chi ama questo gioco c’è un solo Re, esistono tanti campioni ma il nome che apre tutti i cuori è il suo: Renzo Frignani. Per chi ama questo gioco, nella sua storia sportiva, è come avere sul palco Maradona, Di Stefano e Pelé nella stessa persona. La leggenda assoluta. Per completare la trilogia dei Mondiali ho invitato Eddy Bellotto che, oltre a essere un amico e lettore dei miei romanzi, ha partecipato al Mondiale del ’78. Questi sono i nomi più esplosivi. Interverranno anche altri autori di libri sull’argomento: Daniele Caroleo, Maurizio Brillantino e Massimo Fiore. La due giorni sarà moderata da giornalisti e sabato pomeriggio ci sarà l’intervento di un DJ di RDS. Visto che il periodo storico che volevo raccontare in questa prima edizione andava dagli anni Sessanta alla fine degli anni Ottanta, ho scelto tre protagonisti che potevano raccontarci l’esperienza in prima persona.”

Uno degli aspetti interessanti dell’evento è la volontà di raccontare il Subbuteo attraverso la sua storia, la letteratura e le esperienze di chi lo ha vissuto. Quanto ritieni importante valorizzare questa dimensione culturale, accanto a quella strettamente ludica e sportiva?

“Con l’avanzare del tempo diventa sempre più importante saldare il filo narrativo tra il passato e il presente. Il Subbuteo è un pezzo di storia, è il gioco che ha emozionato intere generazioni. Unire per la prima volta i testimoni è un’occasione unica per non disperdere questo patrimonio culturale. Ho visto con i miei occhi dei ragazzi di sedici anni fermarsi davanti a una vetrina con esposto il Subbuteo e chiamare il padre per dirgli: «Questo è il gioco di cui mi parlavi». Questa è l’emozione che voglio trasmettere, un legame tra generazioni che va oltre il gioco stesso.”

La giornata prevede anche un salotto letterario e occasioni di confronto diretto con il pubblico. Che tipo di partecipazione vi aspettate e a chi vorreste rivolgervi maggiormente: agli appassionati di lunga data oppure anche a chi conosce poco questo mondo?

“Gli appassionati sono veramente molti, basta passare in uno dei negozi di Subbuteolab in una qualsiasi giornata per rendersi conto della gente che entra. Hanno tutti lo sguardo sognante, ricordano quel gioco fantastico e i pomeriggi di felicità con gli amici. Mi aspetto di dare a tutti, appassionati e non del gioco, il ricordo di momenti di gioia antica. Mi aiuteranno nel compito anche gli autori che, con i loro libri, hanno raccontato le diverse facce di questo gioco.”

Guardando oltre l’appuntamento di Arona, quali sono le tue aspettative per questa iniziativa? Ti piacerebbe che diventasse un evento ricorrente o magari il punto di partenza per altri progetti dedicati alla cultura del Subbuteo?

“L’evento di Arona è unico nel suo genere, ma siamo stati umili pur pensando in grande. Abbiamo evitato le grandi città come Roma, Milano o Torino. Volevamo creare la prima edizione, la prima scintilla di qualcosa che, almeno nelle mie intenzioni, dovrebbe essere il punto di partenza per altri eventi. Per ora, quelli che ci saranno avranno partecipato a un evento unico e mai tentato prima.”