Aston Villa 1982
Vi siete mai chiesti cosa rappresenti quella stellina in alto a sinistra all’interno dello stemma dell’Aston Villa?
Stagione 1979/80.
L’ Aston Villa di Ron Saunders conclude l’allora “First Division” al 7° posto in classifica. Da ciò, ne consegue l’esonero di Saunders. La dirigenza, così, decide di affidare la panchina dei Lions ad un quasi sconosciuto Tony Burton, che, fino a quel momento, dopo il ritiro da calciatore, aveva lavorato solamente nello staff tecnico del Portsmouth.
La rosa del Villa non è composta da fuoriclasse, ma c’è una buona base su cui lavorare. Burton con il suo 4-3-3 riesce ad amalgamare il gruppo costruendo una squadra operaia sotto certi aspetti, ma allo stesso tempo con una mentalità vincente. Infatti, contro tutti i pronostici, e, in un’era dominata dal mitico Liverpool di Bob Paisley, i ragazzi di Tony Burton riescono a conquistare il campionato inglese dopo l’ultima vittoria risalente ormai al 1910!
La classifica finale vede l’Aston Villa al 1° posto avendo ottenuto ben 26 vittorie, 8 pareggi e 8sconfitte. I punti totalizzati sono 60 pt: con 72 goal fatti e 40 subiti.
Dei 72 goal fatti, 20 sono dell’attaccante inglese Peter Withe. La vittoria della First Division non solo decreta il 7° titolo dei Lions, ma certifica anche la qualificazione alla Coppa dei Campioni 1981/1982.
La stagione successiva, oltre alla difesa del titolo, vede un’Aston Villa che per la prima volta si affaccia nel palcoscenico europeo più importante. Infatti, l’ultima apparizione nelle coppe europee era datata 1975, nell’allora Coppa UEFA.
L’avventura europea comincia da lontano: dai 16esimi di finale. Il primo avversario del Villa, è il Valur, squadra islandese, ancora oggi ai vertici del calcio islandese con una bacheca che conta 23 Urvalsleild (campionato islandese) e 11 coppe d’Islanda. Gli inglesi liquidano il Valur senza troppe difficoltà e con un risultato complessivo di 7-0, vincendo 5-0 al Villa Park e 0-2 al Valsvöllur.
Gli ottavi di finale offrono ancora un duello nella sfera anglo-norrena-sassone, questa volta contro la Dinamo Berlino, all’epoca campione di Germania in carica.
Lo scontro è equilibrato sia all’andata sia al ritorno, infatti l’Aston Villa passa il turno grazie alla regola dei goal fuori casa dopo aver vinto l’andata 1-2 in Germania e perdendo il ritorno 0-1 in Inghilterra.
Anche i quarti – contro Dinamo Kiev – e le semifinali – contro l’Anderlecht – si rivelano eliminatorie durissime, soprattutto a livello fisico, ma principalmente perché sia la D. Kiev sia l’Anderlecht sono tra le migliori squadra d’Europa in quel momento.
Ma il punto di forza dei ragazzi di Burton è la difesa, infatti in entrambe le eliminatorie, la difesa – grazie anche all’affidabile portiere Jimmy Rimmer – riesce ad annullare completamente tutti gli attacchi avversari mantenendo il cosiddetto clean sheet. Contro la Dinamo Kiev l’aggregate è di 2-0, dopo lo 0-0 dell’andata, mentre contro l’Anderlecht il complessivo è un sofferto 1-0, deciso alla rete di Tony Morley. L’Aston Villa, fino a quel momento considerata la “matricola” della competizione, ora si ritrova a giocare una finale di Coppa dei Campioni alla sua prima partecipazione!
Quell’anno, la finale si gioca al “Feijenoord Stadion” di Rotterdam.
L’avversario dei Lions è il Bayern Monaco di Paul Breitner, Karl-Heinze Rumenigge e Dieter Hoeneß (capocannoniere della competizione con 7 gol) e guidato dall’ungherese Pàl Cserani .
Il Bayern Monaco è la classica corazzata di sempre, giunge in finale eliminando gli svedesi dell’Östers, il Benfica, i rumeni del Craiova ed il CSKA Sofia, con un totale di 20 goal fatti e solamente 6 subiti!
Tutto sembra indirizzare la vittoria finale verso la Baviera, o almeno questo dicono i numeri. Inoltre, il Bayern ha la giusta esperienza per affrontare questa tipologia di partita, avendo già uno storico europeo tra i più “pesanti” del continente.
Ma Tony Burton si dimostra sicuro di sé e della sua visione, infatti scende in campo con il suo solito e collaudato 4-3-3.
È una partita senza grandi occasioni né da una parte né dall’altra, entrambe le squadre tendono ad assumere un atteggiamento più difensivista.
I tedeschi hanno delle occasioni in più, ma il blocco difensivo Swain-McNaught-Evans-Williams sventa ogni pericolo. Mentre il granitico centrocampo Bremner-Cowans-Mortimer gestisce al meglio le varie fasi del match. In generale, la partita è bloccata. Il primo termina 0-0, risultato che non cambia per più di un’ora di gioco, finché… ricordate Peter Withe? È proprio lui che, al minuto 67, su assist di Tony Morley, segna il gol che decide la finale! È un gol totalmente inaspettato che spiazza completamente il Bayern. Nei restanti 25 minuti l’Aston Villa resiste ai numerosi attacchi bavaresi, arrivando alla fine al limite delle proprie forze psico-fisiche.
I Villans sono campioni d’Europa!
Quella che doveva essere “semplicemente” la prima esperienza in questa competizione, risulta essere una delle più grandi imprese della storia del calcio.
Perché al di là del trionfo, dietro questa vittoria c’è la storia di un piccolo club che con l’entusiasmo e la tenacia, ha sfidato la storia, ritagliandosi il suo posto all’interno di essa. Questa è stata anche la vittoria del capitano Dennis Mortimer, che, in 317 presenze e 10 stagioni in claret and blue corona la sua carriera laureandosi campione d’Europa, dopo aver già conquistato tutto a livello nazionale.
Dalle macerie di un 7° posto, Tony Burton è stato capace di costruire una squadra coesa e vincente, riuscendo a conquistare prima l’Inghilterra e poi l’Europa intera.
Questo non è stato solo il trionfo dell’Aston Villa, ma è stata la sublimazione definitiva del calcio inglese di fine anni ’70 e metà anni ’80, che ha visto trionfare per ben 5 anni consecutivi i club inglesi in Coppa dei Campioni (Liverpool:1977; 1978; 1981; 1984 – Nottingham Forest: 1979;1980), striscia poi interrotta a causa della tragedia dell’Heysel nel 1985, con l’esclusione dei club inglesi dalle competizioni europee per 5 stagioni.
Ma i trionfi per i Lions di Burton non finirono quella notte, poiché ad aspettarli vi era una nuova sfida all’orizzonte, ovvero la Supercoppa Europea contro la vincente della mitica Coppa delle Coppe. Quell’anno fu il Barça.
I Culé vinsero l’andata al Camp Nou per 1-0, ma il ritorno al Villa Park, i Lions schiantarono i blaugrana con un 3-0 ai tempi supplementari, dopo aver pareggiato l’aggregate con la rete di Gary Shaw al minuto 80. I supplementari furono un massacro per gli spagnoli, Cowans al minuto 100 e McNought al minuto 104, chiusero i conti definitivamente, coronando il ciclo più vincente ed importante della storia dell’Aston Villa.
Dopo quel trionfo, arrivarono vari trofei nazionali come FA Cup o Coppa di Lega, sempre sotto la guida di Burton, il quale lasciò l’incarico nel 1984.
Successivamente seguirono decenni di sconfitte, retrocessioni, cessioni societarie e crisi finanziare che portarono i club nei più bassi fondi del calcio inglese, facendolo vivere dei soli ricordi un tempo glorioso ma passato.
Oggi, l’Aston Villa, dopo i succitati anni bui, grazie ad una solida dirigenza e ad un lungo processo fatto da ambizioni progetti tecnici e finanze in positivo, vive il suo miglior momento dopo i mitici anni di Burton.
Infatti, 44 anni dopo, i Lions, grazie anche ad un allenatore come Unai Emery, sono tornati a trionfare in Europa conquistando l’Europa League 2025/26, battendo il Friburgo 3-0 nella finale di Istanbul.
Questa è la riposta alla domanda posta all’inizio di questa storia.



