Al-Wehdat, dal campo profughi ai vertici del calcio giordano

19 Ottobre 2026 di 13 min di lettura
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Al-Wehdat

Nato ad Amman nel 1956, il club ha costruito la propria storia attraverso il legame con la comunità locale, i successi sportivi e una tifoseria che ne custodisce l’identità.

La storia dell’Al-Wehdat attraversa settant’anni di calcio giordano e conserva un legame profondo con il luogo dal quale ha avuto origine: il campo profughi di Amman che porta lo stesso nome. Fondato nel 1956, il club si è sviluppato all’interno di una comunità segnata dall’esperienza dello sradicamento, diventando una delle società più popolari del Paese. I campionati conquistati, i giocatori e le partecipazioni alle competizioni internazionali ne raccontano l’affermazione sportiva, mentre il rapporto con il quartiere, le attività sociali e la continuità del sostegno popolare spiegano il significato che questa squadra ha assunto per generazioni di sostenitori.

Il verde delle maglie accompagna una storia trasmessa attraverso le famiglie, le partite e la memoria dei protagonisti, nella quale le ambizioni agonistiche si intrecciano con il bisogno di riconoscersi in un’istituzione comune. Anche quando la società ha ampliato le proprie attività e raggiunto i vertici nazionali, il riferimento al campo profughi è rimasto parte del suo carattere, continuando a orientare il rapporto con i tifosi e con la comunità locale.

Le origini nel 1956 e la prima presidente Amina Al-Eisawi

Le origini dell’Al-Wehdat risalgono al 10 marzo 1956, quando nel campo profughi della capitale giordana cominciò a prendere forma un centro destinato alle attività dei giovani. Le prime iniziative si svilupparono attorno a una piccola tenda, in un ambiente nel quale l’assistenza alimentare e sanitaria dell’UNRWA, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente, rispondeva alle necessità quotidiane della popolazione. In quelle condizioni, creare uno spazio per lo sport significava offrire ai ragazzi un’occasione di incontro e dare maggiore continuità alle relazioni all’interno del campo.

Calcio e pallavolo furono tra le attività che accompagnarono questa fase iniziale, sostenute da risorse limitate e dall’impegno volontario degli abitanti. La costruzione del club procedette insieme alla sua funzione comunitaria: organizzare allenamenti, riunire i giovani e dare una struttura alle competizioni contribuiva a creare un riferimento condiviso in un contesto segnato da difficoltà economiche e sociali.

Alla guida di questa prima esperienza ci fu Amina Al-Eisawi, ricordata come la prima presidente dell’Al-Wehdat. La presenza di una donna alla guida di un’istituzione sportiva nella Giordania degli anni Cinquanta costituisce un elemento significativo delle origini del club, che la stampa locale avrebbe nuovamente richiamato in occasione della sua scomparsa, nel dicembre 2018. Il suo contributo appartiene a una stagione nella quale lo sviluppo delle attività dipendeva soprattutto dall’iniziativa delle persone e dalla loro disponibilità a lavorare per la comunità.

Al-Wehdat
Amina Al-Eisawi, ricordata come la prima presidente dell’Al-Wehdat.

La prima promozione e il campionato vinto con cinquanta dollari

L’ingresso nelle strutture sportive nazionali, avvenuto nel 1966, aprì un percorso che condusse l’Al-Wehdat nella massima divisione il 15 agosto 1975. L’affermazione attraversò anche una retrocessione e una stagione nella categoria inferiore, prima del ritorno al livello più alto e del progressivo consolidamento della squadra.

Il passaggio decisivo arrivò nel 1980, con la conquista del primo campionato giordano. Per il club del campo profughi, quel risultato cambiò la dimensione delle aspettative e offrì ai sostenitori un successo attorno al quale costruire una memoria sportiva comune. L’11 novembre di quell’anno rimase legato alla celebrazione del titolo, al termine di un percorso affrontato con disponibilità economiche estremamente ridotte.

Secondo quanto riferito dal responsabile tecnico dell’epoca, il budget della prima squadra per quella stagione era di appena cinquanta dollari statunitensi, mentre i giocatori partecipavano all’attività su base volontaria. A guidarli era Othman Al-Quraini, che negli anni successivi sarebbe diventato conosciuto anche nel mondo della comunicazione sportiva e del commento televisivo. La distanza tra quelle risorse e il risultato raggiunto contribuì a rendere il primo titolo uno degli episodi più ricordati della storia dell’Al-Wehdat.

La crescita proseguì con le vittorie in Coppa di Giordania del 1982, del 1985 e del 1988 e con il secondo campionato, conquistato nel 1987. Nel frattempo, anche il mercato dei giocatori cominciava a riflettere una diversa capacità di investimento: nel 1986 Ibrahim Sa’di arrivò dall’Amman Club per 17.000 dinari giordani, una somma considerevole nel contesto di una competizione ancora caratterizzata da una forte componente dilettantistica. La società si preparava così ad affrontare gli anni Novanta con una posizione ormai consolidata tra le principali realtà nazionali.

Le generazioni vincenti e le due stagioni dei quattro trofei

Dopo il campionato del 1991, l’Al-Wehdat conquistò quattro titoli consecutivi tra il 1994 e il 1997, aggiungendo al proprio percorso le Coppe di Giordania del 1996 e del 1997. A quella fase appartengono giocatori come Ra’fat Ali, Abdullah Abu Zema, Faisal Ibrahim e Sufian Abdullah, protagonisti di una generazione che contribuì a rafforzare la popolarità della squadra e a definirne il profilo tecnico.

Il ritorno al successo nella stagione 2004–2005, dopo l’attesa cominciata con l’ultimo titolo del 1997, inaugurò un nuovo ciclo. Seguirono i campionati del 2007, del 2008 e del 2009, fino a una delle annate più importanti della storia verde: nella stagione 2008–2009, sotto la guida di Akram Salman e durante la presidenza di Tareq Khoury, arrivarono campionato, Coppa di Giordania, Supercoppa e Federation Shield.

La conquista dei quattro principali trofei nazionali nello stesso arco stagionale divenne un riferimento per la società e per i sostenitori, aumentando le aspettative attorno a una squadra ormai abituata a competere su più fronti. La sconfitta per 2-1 contro lo Shabab Al-Ordon in una gara decisiva del 2010 fu quindi particolarmente dolorosa, ma venne seguita da un’altra stagione di successi: nel 2010–2011, con il tecnico croato Dragan Talajić, l’Al-Wehdat completò una seconda raccolta dei quattro trofei.

Dragan Talajić, allenatore dell’Al-Wehdat nella stagione dei quattro trofei del 2010–2011.

La continuità dei risultati dovette accompagnarsi al rinnovamento della rosa e alla gestione di partenze importanti, tra le quali quella di Ra’fat Ali verso il Kuwait. Il ricambio dei protagonisti metteva la società di fronte alla necessità di conservare competitività e riconoscibilità, mentre la tifoseria continuava a misurare le nuove squadre con quelle che avevano segnato gli anni precedenti.

Vincere e rispondere alle aspettative dei tifosi

I campionati del 2014, del 2015 e del 2016, insieme alla Coppa di Giordania del 2014, confermarono la capacità dell’Al-Wehdat di tornare al vertice. I successi, tuttavia, non esaurivano il confronto con il pubblico: nel 2016 una parte dei sostenitori espresse proteste e richieste legate alla qualità delle prestazioni, manifestando l’esigenza di vedere una squadra convincente anche nel gioco.

Questo rapporto esigente sarebbe rimasto una componente della vita del club, nel quale le discussioni su allenatori, dirigenti e costruzione della rosa coinvolgono una comunità fortemente partecipe. I titoli del 2018 e del 2020 prolungarono la presenza ai vertici, mentre il dibattito continuava a riguardare l’equilibrio tra acquisti, valorizzazione del vivaio e opportunità per i giocatori cresciuti all’interno della società.

Una delle delusioni più recenti arrivò nell’ultima giornata del campionato 2024–2025. L’Al-Wehdat affrontava l’Al-Ramtha con un punto di vantaggio sull’Al-Hussein Irbid e, dopo essere passato in vantaggio, vide sfumare la vittoria per il pareggio subito nel finale. L’1-1, insieme al successo per 4-1 dell’Al-Hussein sullo Shabab Al-Ordon, consegnò il titolo alla formazione di Irbid con un punto di margine.

La stagione avrebbe però riservato un’altra possibilità: nella coppa nazionale l’Al-Wehdat si impose proprio sull’Al-Hussein, aggiungendo un trofeo a un’annata che aveva lasciato ai sostenitori il rimpianto per il campionato perduto.

Ra’fat Ali, Mahmoud Shalbaya e i protagonisti della memoria verde

Tra i calciatori che hanno contribuito a costruire l’identità dell’Al-Wehdat, Ra’fat Ali occupa un posto particolare. Le qualità tecniche, la capacità di creare occasioni e la visione di gioco gli valsero soprannomi legati all’arte e alla creatività, mentre il numero 13 divenne uno dei riferimenti attraverso i quali il pubblico imparò a riconoscerlo.

Il rapporto con i sostenitori si alimentò attraverso gli anni trascorsi nel club e gli episodi che ne accompagnarono la carriera, tra i quali il racconto di un contratto firmato senza che il compenso fosse stato definito in anticipo. La partita celebrativa del 15 novembre 2014, organizzata in suo onore e seguita da una grande partecipazione popolare, restituì la misura dell’affetto costruito nel tempo attorno a un giocatore diventato parte della memoria della società.

Accanto ad Ali, il nome di Mahmoud Shalbaya, soprannominato il “Falco”, rimane associato ai gol e ai successi di una lunga fase della storia verde. Il bilancio di circa 175 reti riportato nelle ricostruzioni della sua carriera con l’Al-Wehdat ne descrive il peso offensivo, ma il ricordo dei tifosi comprende anche la continuità e il contributo alle stagioni vincenti.

Mahmoud Shalbaya, tra gli attaccanti simbolo della storia dell’Al-Wehdat.

La crescita della società passò inoltre dal lavoro di figure amministrative come Saleem Hamdan, ricordato per il ruolo avuto negli anni della promozione e del primo titolo nazionale. Presidente del club in una fase della sua storia e protagonista anche del giornalismo sportivo, Hamdan legò il proprio nome alla nascita del giornale Al-Wehdat Al-Riyadinel 1996. La sua scomparsa, nel 2012, a 65 anni, lasciò il ricordo di un dirigente impegnato nella costruzione dell’istituzione e nella conservazione della sua memoria.

A un’altra stagione appartiene la presidenza di Tareq Khoury, articolata nei mandati dal 2007 al 2011 e dal 2013 al 2017. Il conteggio riferito alla sua gestione supera i 44 titoli considerando insieme prima squadra e formazioni giovanili: un dato che descrive l’estensione dei risultati di quel periodo e che va distinto dal palmarès della sola squadra maggiore.

La tifoseria e il legame con il campo profughi

L’Al-Wehdat ha mantenuto nel tempo una relazione con il proprio pubblico che attraversa la partecipazione alle partite, la vita associativa e il confronto sulle scelte della società. Le gradinate verdi, i cori e le coreografie rendono visibile un’appartenenza che accompagna la squadra anche nelle fasi meno favorevoli, mentre una base associativa indicata in oltre seimila persone contribuisce alla dimensione istituzionale del club.

Il sostegno si estende alle competizioni internazionali, attraverso trasferte che nella memoria dei tifosi diventano episodi significativi quanto alcune partite. Nel febbraio 2016, migliaia di sostenitori seguirono la squadra a Gedda, in Arabia Saudita, per la sfida contro l’Al-Ittihad, affrontando un viaggio di circa 1.200 chilometri. La presenza del pubblico lontano da Amman mostrava quanto il seguito dell’Al-Wehdat fosse cresciuto rispetto alle origini.

Il rapporto con il campo profughi continua a dare un contesto a questa partecipazione. Per molte famiglie il club rappresenta un riferimento condiviso attraverso il quale si trasmettono ricordi e legami, mentre i protagonisti delle diverse epoche entrano in una storia raccontata da una generazione alla successiva.

Pallacanestro, pallavolo e attività sociali

Il calcio è l’attività più conosciuta dell’Al-Wehdat, ma la società comprende anche pallacanestro, pallavolo e altre discipline, conservando il carattere di un’istituzione sportiva aperta a esperienze differenti. I successi ottenuti dal basket e i sedici titoli di campionato riportati per la pallavolo testimoniano un percorso nel quale il verde del club accompagna competizioni e pubblici diversi.

La tifoseria segue anche queste squadre, trasferendo nei palazzetti una partecipazione riconoscibile per intensità, colori e organizzazione. La dimensione polisportiva amplia inoltre le possibilità di coinvolgimento dei giovani e mantiene un collegamento con le attività del centro dal quale la società ebbe origine.

A questa presenza si affiancano le iniziative culturali, sociali e di solidarietà. Il lavoro delle commissioni del club comprende il sostegno alle famiglie in difficoltà, le attività durante il Ramadan e l’organizzazione degli iftar, i pasti con i quali si interrompe il digiuno quotidiano. Nella propria presentazione istituzionale, l’Al-Wehdat richiama anche un programma di assistenza rivolto a circa cento bambini che hanno perso uno o entrambi i genitori.

Le iniziative descritte comprendono inoltre occasioni di formazione e orientamento al lavoro, eventi locali e attività per favorire la partecipazione dei ragazzi. Sono interventi che mantengono il club all’interno della vita della comunità anche quando il calendario delle competizioni si ferma.

Le competizioni internazionali e il palmarès dell’Al-Wehdat

L’affermazione nazionale ha portato l’Al-Wehdat a confrontarsi ripetutamente con il calcio arabo e asiatico, affrontando avversarie come Al-Nassr, Al-Sadd, Al-Merrikh e Wydad. Le partecipazioni all’AFC Cup e alle competizioni arabe hanno consentito alla società di raggiungere fasi avanzate dei tornei e di misurarsi con squadre dotate di risorse e tradizioni differenti.

Tra gli episodi ricordati figura la rimonta contro i sudanesi dell’Al-Merrikh: dopo la sconfitta per 3-1 dell’andata, l’Al-Wehdat riuscì a ribaltare il confronto, chiudendo con un risultato complessivo di 7-4. Partite di questo genere hanno alimentato le aspettative del pubblico e accompagnato l’ambizione di conquistare un grande titolo continentale, traguardo che rimane da raggiungere.

Per la prima squadra maschile di calcio, il bilancio dei quattro principali tornei nazionali, aggiornato all’ottobre 2026 secondo i dati confermati dall’autore, comprende 55 trofei:

Competizione

Titoli

Campionato giordano

17

Coppa di Giordania

13

Supercoppa di Giordania

15

Federation Shield

10

Totale

55

A settant’anni dalla fondazione, l’Al-Wehdat si confronta con le esigenze di una società chiamata a investire nella formazione, gestire le risorse e sostenere la competizione internazionale. Queste scelte riguardano anche il rapporto con chi ha accompagnato la squadra dalle prime attività nel campo profughi alle stagioni dei quattro trofei: una comunità che continua a chiedere risultati e opportunità di partecipazione, riconoscendo nel club una parte della propria storia.

articolo a cura di Amer Suleiman