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Piacenza

In tanti conosceranno la storia dell’Athletic Bilbao. La formazione spagnola, simbolo dei Paesi Baschi, ha da sempre e per tradizione, arruolato esclusivamente calciatori locali. Un discorso che esula dagli aspetti strettamente calcistici visto che dietro la scelta dell’Athletic si nascondono sentimenti indipententisti e politici. Al di là delle ragioni, la formazione di Bilbao è da sempre considerata l’icona di un calcio che difficilmente potrebbe resistere in qualsiasi altra parte del mondo.

E pensare che nei primi anni ’90, qualcuno provò anche in Italia una cosa simile. Non per chissà quale appartenenza locale e nemmeno per un volere nazionalista. Nacque così dal nulla, per poi diventare un simbolo di quegli anni, il Piacenza degli italiani.

Nella stagione 1992/93 inizia la cavalcata biancorossa, con la prima storica promozione in serie A. Sulla panchina siede Gigi Cagni, l’attacco è guidato da un prolifico Totò De Vitis mentre il resto della squadra si poggia su giovani di belle speranze che si troveranno catapultati di lì a breve nel campionato più difficile del mondo. Durante il calciomercato estivo, il presidente Leonardo Garilli sceglie di dar fiducia a quel gruppo, optando per una campagna acquisti low cost (anzi a basso costo, per rimanere in tema) con i soli innesti di Massimo Taibi in porta e di Marco Ferrante in attacco.

Il primo anno in serie A non è da buttare via, gli emiliani si tolgono alcune soddisfazioni come quella di fermare il Milan al “Galleana” per poi eliminarlo successivamente in Coppa Italia. Il 4-3-3 di Gigi Cagni regala ottime prestazioni ma il campionato italiano in quei tempi è ben altra cosa rispetto a quello a cui siamo abituati oggi, il tasso tecnico è tra i più alti in Europa e nonostante le buone gare disputate, il Piacenza torna in serie B dopo solo un anno.

Nel campionato cadetto i biancorossi si rimboccano le maniche e ripartono da zero. Il nuovo protagonista è un giovanotto di belle speranze, cresciuto nel settore giovanile. Il suo nome è Filippo Inzaghi. Il giovane attaccante mette a segno ben 15 reti in serie B, aiutando i suoi a tornare immediatamente in serie A dopo aver rivissuto lo spettro del purgatorio. Sarà proprio Inzaghi il sacrificato durante l’estate, con il presidente Garilli, sempre attentissimo alle finanze, che vende il suo gioiello migliore al Parma per 5.9 miliardi di lire.

Alla corte di Cagni arrivano Caccia e Cappellini in attacco, Corini, Di Francesco e Carbone a rinforzare la mediana e Mirko Conte in difesa. Non ci sono nomi dal richiamo esotico, il Piacenza continua la sua linea tutta italiana e la scelta si rivelerà azzeccata: a fine stagione sarà salvezza. Un’impresa che verrà ripetuta anche nella stagione successiva, grazie alle 14 reti di Marco Caccia e le ottime prestazioni di Eusebio Di Francesco, futuro sposo della Roma.

Successivamente, la sentenza Bosman toglie qualsiasi limite all’ingaggio di calciatori provenienti dall’estero. La tentazione di affidarsi a qualche talento oltre i confini italiani è tanta ma il patron Garilli preferisce continuare sulla sua linea. Finito il ciclo Cagni, sulla panchina emiliana arriva Bortolo Mutti. Il bomber Caccia fa le valigie ed approda al Napoli, il suo posto viene preso da Pasquale Luiso, soprannominato il “Toro di Sora”. Le sue esultanze mimano la Macarena, ballo che spopola in quegli anni in tutta la penisola. A fine stagione il Piacenza riesce nuovamente a raggiungere l’obiettivo, battendo il Cagliari per 3-1 nello spareggio finale. L’annata calcistica è ancora una volta memorabile, nonostante la triste scomparsa di Leonardo Garilli qualche mese prima. A lui viene intitolato lo stadio, mentre la presidenza passa al figlio Stefano.

Gli anni a seguire consolidano la posizione dei biancorossi che si assestano per ben due volte a metà classifica, con lo storico traguardo del 12° posto sotto la guida di Beppe Materazzi. In quegli anni spiccano le presenze di calciatori dall’assoluto valore: Giovanni Stroppa e Pietro Vierchowod diventano colonne portanti della formazione, mentre dal settore giovanile fanno capolino Alessandro Lucarelli e Simone Inzaghi, fratello di Pippo. Proprio l’attaccante mette a segno la sua prima rete nella massima serie contro la Lazio di Sven-Goran Eriksson; un segno del destino per quello che diventerà uno dei simboli biancocelesti nei successivi vent’anni.

Dopo tre salvezze consecutive il Piacenza comincia a perdere colpi. La squadra viene affidata a Gigi Simoni, tecnico non apprezzato dalla tifoseria per il suo passato nella Cremonese. Gli emiliani non riescono a ripetersi e a fine stagione tornano in serie B. La cadetteria sarà però di passaggio: grazie al ritorno alla base di Nicola Caccia, che metterà a segno ben 23 reti, i biancorossi risalgono immediatamente in A.

Siamo nel nuovo millennio. Il mondo è ormai cambiato e anche il Piacenza, ultimo baluardo della tradizione calcistica nazionale, si arrende al cambiamento. Arrivano in Emilia Romagna i brasiliani Amauri (che successivamente sarà naturalizzato italiano) e Francelino Matuzalem. Da lì in poi nessuna altra squadra in serie A avrà più una rosa formata da soli italiani. Non avrà vinto coppe e campionati, ma la favola di quel Piacenza è e resterà per sempre pura nostalgia.

Di Dante Chichiarelli

Nato a Roma, il 26 agosto del 1984, inizia ad appassionarsi al calcio a non ancora 6 anni, durante i Mondiali di Italia '90, quelli delle Notti Magiche e di Totò Schillaci. L'amore per questo sport è nel DNA della famiglia: il suo bisnonno, Silvio Blasetti, mosse i suoi primi passi nel calcio nei primi decenni del '900 con la maglia della Lazio. Oltre a questo affianca un'altra grande passione, quella per la scrittura e per il giornalismo. Dopo le scuole, frequenta la facoltà di Scienze della Comunicazione presso "La Sapienza" di Roma e nel 2009, dopo aver collaborato per oltre due anni con "Sportlocale", settimanale sul calcio dilettantistico e giovanile, diventa giornalista pubblicista. Sempre in quegli anni inizia a frequentare il corso di giornalismo sportivo curato da Guido De Angelis e di lì a breve diventerà uno dei redattori della rivista "Lazialità". Nel corso del tempo numerose sono le collaborazioni con periodici on-line e cartacei. Nel 2011, per circa un anno, diventa Direttore Responsabile del mensile "Futuro Giovani Magazine". Da aprile 2020 collabora con la redazione di "Noi Biancocelesti". Ad oggi, nonostante gli impegni lavorativi, continua a coltivare le sue due grandi passioni che lo accompagnano sin dai primi passi della vita.