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Oui c’est moi… Franck Ribéry

Ribéry

Leghiamo una promessa con un nodo particolare, per far sì che non scappi via quando il vento soffierà forte.
Un mare in tempesta, ma da quella nave non fugge chi rispetta, una fede nata nel 1919.
Arrabbiati poiché delusi, orgogliosi per non aver mollato, e fieri di aver creduto all’arrivo di quei giorni fantastici, quando l’incredulità alimenterà il senso di appartenenza.

L’ epoca giusta, vogliosi di raccontare a chi non c’è, l’arrivo di questo giorno speciale.
Il “Vestuti”, i fallimenti che distruggono l’anima, ma ora il sole bacia la Costiera, mentre un cavalluccio risale le acque e splende sul petto.
Un trono vuoto ma onorato negli anni da vari “Re”, circondato dai sudditi che il 10 maggio hanno rivisto una luce.

Interviene la magia che spazza via, le chiacchiere di chi ha osato schernire i granata, pensando fosse davvero impossibile.
Negli anni ho capito che per scrivere una bella storia occorre coraggio, quello che spinge a comparire dall’ombra, proiettando una sagoma vista e rivista per il mondo.
La cicatrice sul volto rappresenta le sofferenze del passato.
Le stesse che combaciano con quelle di un popolo che ha vissuto periodi duri, ma che ora è pronto a gioire facendo un doveroso inchino.

L’ Arechi non è mai stato così fiero, di aver visto la stella più luminosa della sua storia, con la maglia granata.

Oui c’est moi… Franck Ribéry

a cura di Gianluigi D’Ambrosio (inchiostrosportivo)

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