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Antonio ConteFonte: profilo Twitter ufficiale Inter

“FC Internazionale Milano comunica di aver trovato l’accordo per la risoluzione consensuale del contratto con l’allenatore Antonio Conte. Tutto il Club desidera ringraziare Antonio per lo straordinario lavoro svolto, culminato con la conquista del diciannovesimo Scudetto. Antonio Conte rimarrà per sempre nella storia del nostro Club.”

No al ridimensionamento del progetto

“Perché proprio io? Perché condividiamo la stessa ambizione”. Furono queste le prime parole da allenatore dell’Inter di Antonio Conte. Un percorso iniziato due anni fa. L’allenatore, scelto dall’amministratore delegato Beppe Marotta per riportare i nerazzurri sul tetto d’Italia, non ha deluso le aspettative. Una pima annata terminata con la sconfitta in finale di Europa League contro il Siviglia. Un secondo posto in campionato alle spalle della Juventus. La sensazione di aver imboccato la strada giusta. Uno scudetto da assoluto protagonista quest’anno. Con la consapevolezza di aver fatto qualcosa di straordinario. Irripetibile. Soprattutto se, i piani presentati dal presidente Steven Zhang parlano di ridimensionamento. Della rosa. Del progetto. Dell’ambizione di vincere.

Un passo indietro

In questi due anni, Conte, ha conquistato tutti. Tifosi (da ex juventino non era facile), giocatori, dirigenti e tutto ciò che ruota intorno all’universo nerazzurro. Non solo per le sue doti da allenatore ma, soprattutto per il legame che ha creato con un gruppo di calciatori che sembrava ormai stanco di non essere all’altezza. Mancava a molti l’ultimo step necessario per arrivare lì in alto. E con il suo lavoro (maniacale) sulla testa di ognuno di loro, è riuscito a trasmettere la sua mentalità. Quella di un vincente.

“Hai scritto un’altra pagina della nostra lunga e straordinaria storia.”

Commovente il messaggio social del vicepresidente Javier Zanetti. Fianco a fianco dal primo giorno. Lui che ne ha visti passare tanti di allenatori, ha capito fin da subito di che pasta fosse fatto il tecnico leccese. “Sempre insieme, uniti, con la testa all’obiettivo per il bene dell’Inter nonostante tutte le difficoltà.” Alle sue parole si accodano i ringraziamenti di tanti altri giocatori della rosa nerazzurra: Handanovic, Bastoni, Lukaku e Hakimi sono solo i primi dell’elenco. Oltre ai milioni di tifosi tutti schierati dalla sua parte. Il condottiero di questa lunga cavalcata, culminata con la vittoria finale dopo 11 anni d’attesa.

Un’eredità pesante

Chiunque accetti la panchina nerazzurra sa di andare ad allenare una delle squadre più forti della Serie A, ma sa benissimo di ereditare una panchina bollente. In pieno ridimensionamento, replicare l’annata straordinaria appena terminata, sarebbe difficile per chiunque. Anche per lo stesso Massimiliano Allegri (il preferito di Marotta ma vicino al ritorno alla Juventus) abituato a sostituire Conte, senza farlo rimpiangere. Con Simone Inzaghi pronto a restare ancora sulla panchina della Lazio, la lista dei possibili sostituti si accorcia sensibilmente. Servono idee, decise, chiare. Il pericolo è quello di restare con il cerino in mano, con il rammarico di aver perso una grande occasione per aprire un ciclo vincente.

Garanzia Marotta

L’Inter ha la fortuna di avere in rosa il miglior amministratore delegato in circolazione nell’affrontare questo tipo di problematiche. Se il progetto illustrato dal presidente Zhang a tutto lo staff dirigenziale ha convinto lui a restare, allora i tifosi nerazzurri possono dormire sogni tranquilli.

Con un Conte in meno, ma con la speranza che il lavoro fatto non vada perso del tutto e che questo scudetto sia solo l’inizio di una grande e lunga cavalcata.

Nerazzurra.