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Cittadella: i segreti della piccola realtà veneta che sogna la A

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fonte: account Twitter ufficiale AS Cittadella

La sconfitta sul campo del Venezia è un incidente di percorso. Capita. Ma questo Cittadella è una realtà che continua a stupire in Serie B, e che sta cercando per l’ennesima volta di raggiungere quel sogno tanto ambito negli ultimi anni. Dopo il successo di misura del sabato precedente al Tombolato contro l’Ascoli, il Cittadella era secondo in classifica con 33 punti e una gara da recuperare rispetto all’Empoli capolista. Ora la Salernitana l’ha scavalcata ma agli uomini di Venturato rimane una gara da giocare, quella in casa con il Chievo (in programma mercoledì).  

I granata hanno la seconda miglior del campionato (soltanto 14 reti subite) e fanno del fattore campo il loro punto forte con sei successi nelle 9 gare fin qui disputate. Aldilà dei numeri però, c’è da chiedersi come questa società riesca ad ottenere i risultati che ottiene da diversi anni. Parliamo di una squadra che accede ai playoff da quattro stagioni consecutive pur non partendo mai tra le favorite nella categoria, e che quest’anno si sta ampiamente confermando. 

 

Cittadella, un ambiente familiare 

Quello della “Città Murata” è un comune di 20mila abitanti nei pressi di Padova (difficile trovare realtà così piccole in Serie B). Un ambiente sereno e familiare per quella che è a tutti gli effetti un’impresa di famiglia, di proprietà di Angelo Gabrielli, e dal 2009, dopo la sua morte, passata al figlio Andrea. Un grande senso d’appartenenza e un settore giovanile di tutto rispetto, non solo maschile ma anche femminile. Una squadra quasi completamente italiana, senza nomi altisonanti, ma che negli anni è stata il trampolino di lancio per tanti giocatori. Da Cittadella sono passati infatti diversi talenti che oggi militano in serie A, da Gabbiadini a Baselli, da Kouame allo stesso Zaccagni (in prestito nel 2016). 

Nella rosa attuale salta all’occhio il bassissimo numero di stranieri. Il Cittadella lavoro con un gruppo quasi esclusivamente composta da giocatori italiani e nel complesso giovani (la media età è poco superiore ai 26 anni. Tra questi si distinguono i giovanissimi Tsadjout e Tavernelli e il centrocampista bomber Mario Gargiulo. 

 

Il fulcro: allenatore e direttore sportivo 

Alla base di questo progetto c’è una società sana, con i conti in regola, che non fa investimenti fuori portata. Ma soprattutto una piramide organizzativa semplice, senza troppe figure professionali a gestire le cose. Il fattore vincente del Cittadella è la coppia Venturato-Marchetti. L’allenatore nato in Australia, arrivato nel 2015 ha riportato immediatamente il Citta in B e ha fatto cose egregie in questa categoria. Ha iniziato come vice di Mondonico e impressionato con il suo 4-3-1-2 fedele ma non imprescindibile. 

Il direttore sportivo Stefano Marchetti, con cui Venturato ha anche giocato assieme nel Treviso, stagione 1993-94. Si tratta probabilmente della figura chiave dei successi dei granata. Come ha spiegato a ‘Pianeta Sport’ su TMW Radio qualche giorno fa, da lui è costruita la rete di osservatori che si occupa di portare calciatori che abbiano qualità importanti anche dal punto di vista umana, e che abbiano soprattutto la testa giusta. Marchetti non ha vai voluto sentir parlare di miracolo: “Essere considerati un miracolo mi dà molto fastidio, soprattutto quando lo dicono qui a Cittadella. Siamo gente che lavora e che ha qualità, ma nulla è scontato. Sono nato qui, sono uno del posto, quindi in passato mi è capitato spesso di mandare messaggi anche diretti alla tifoseria. Non mi tiro mai indietro.” 

Staremo quindi a vedere se, miracolo o no, possa essere questa la volta buona per l’ennesimo salto in avanti che, parole di Marchetti a parte, avrebbe comunque dell’incredibile. 

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