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Catania, da Mascara a Simeone: una storia indelebile

Catania

Fonte immagine: profilo Twitter Catania Calcio

Il Catania rimarrà una lunga storia di ricordi in un pugno di lacrime. Il Tribunale della provincia sicula, infatti, il 22 dicembre 2021 ha disposto il fallimento della società, per insolvenza. Una decisione presa dietro polverosi libroni giuridici, che spazza via tanti anni di storia. Una squadra che alla fine degli anni Duemila ha rappresentato la Sicilia in Serie A, in compagnia dell’altra derelitta Palermo. Una terra sfortunata e di fallimenti, costretta ancora una volta a ripartire dalle ceneri. Come il suo coraggioso popolo.

Il Catania di Mascara e Spinesi

Se si pensa al Catania, impossibile non associare i rosssoblù al volto di Giuseppe Mascara. Fantasista dal talento sopraffino, abile battitore di calci piazzati, ha fatto sognare la gente della sua terra per sei anni. Dalla promozione dalla cadetteria alla zona Europa sfiorata. Il 10 settembre del 2006 segna uno storico gol contro l’Inter e contribuisce a molteplici salvezze dei catanesi. Indimenticabile, poi, quel 1 marzo 2009. Derby regionale con il Palermo, Mascarinho si inventa un gol prodigio da centrocampo che batte l’incolpevole Amelia, a suggellare lo storico 0-4 sui rosanero. Una stagione magica, contornata dall’esordio nell’Italia di Marcello Lippi in amichevole contro l’Irlanda del Nord. Con la maglia elefantina, 61 prodezze totali in 235 gettoni, prima di tentare la fortuna europea con il Napoli. Il cuore, però, rimarrà sempre incatenato ai cancelli del massimino.

In coppia con lui Gionatha Spinesi, che nel 2006/2007, anno di promozione in massima serie, ha raggiunto a sorpresa gol da record. Ben 17 gol, susseguiti ai 23 realizzati in cadetteria. Lui che era passato dalla Primavera dell’Inter, prima di accasarsi al Castel di Sangro, dove debutta in B e per poi passare al Bari di un giovanissimo Antonio Cassano. Pur di scrivere la storia assieme a Mascara, ha rifiutato offerte dallo Shakhtar Donetsk e dal club della città natia Pisa. Un quadriennio magico, quasi irripetibile. Appeso sulle camere da letto appestate di poster.

Simeone e Mihajlovic

Catania è stata una terra di passaggio anche per illustri allenatori. Primo su tutti, Diego Simeone. Il 19 gennaio 2011, infatti, subentra a Marco Giampaolo, con il compito di salvare gli etnei dalla retrocessione, senza i gemelli del gol Mascara-Spinesi. Nonostante un avvio non propriamente esaltante, riuscirà nell’impresa salvezza e di chiudere in tredicesima posizione, grazie a un gioco non spettacolare ma sicuramente efficace. Basi che daranno il via a un ciclo di vittorie inarrestabile con l’Atletico Madrid, con l’unico cruccio di due finali perse con i colchoneros. Un cholismo anticipato a Catania.

Anche un certo Sinisa Mihajlovic ha segnato il suo lascito. Nel 2009/2010, infatti, un anno prima dell’arrivo del Cholo, condurrà il Catania a una permanenza in A tranquilla, infrangendo il record di punti in massima serie: 45, superato di una lunghezza l’annata successiva proprio da Simeone. Artefice, tra l’altro, di una storica vittoria contro la sua Inter a San Siro, dopo 44 anni. Da lì una carriera di alti e bassi, tra le ottime avventure con Sampdoria e Bologna alle difficoltà con Fiorentina e Milan. Difficoltà dalle quali, però, con estremo orgoglio si è sempre rialzato.

Nello stadio Angelo Massimino riecheggia ancora di “Clamoroso al Cibali” e le imprese di più uomini. Un campo che grida ancora libertà, alla ricerca della rinascita dalle sue ceneri.

A cura di Luca Ripari

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