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CosenzaFoto di Francesco Donato (www.fotosportive.it)

Anche da un episodio curioso e niente affatto marginale può nascere una equilibrata discussione per capire i complessi codici del calcio. Ci riferiamo a quegli articoli, postille, a quelle pieghe dei manuali federali talmente di nicchia da essere sconosciuti anche alla maggior parte degli addetti ai lavori.

Comincia tutto da lontano, ovvero dalla miscredenza nei confronti di quegli atteggiamenti ed azioni che ci appaiono desueti ancorchè ridondanti. Siamo nella famosa notte di Torino. Vana attesa che si giochi Juventus-Napoli. Gli azzurri non sono mai partiti alla volta del capoluogo piemontese. La squadra di Gattuso, valigie comprese, resta a distanza di sicurezza covid dall’Allianz Stadium, ovvero a ben 891 km dalla meta. Eppure, nonostante l’unica certezza sia il ritorno in albergo senza doccia, i guardalinee, di giallo vestiti, ispezionano le porte con puntiglio e solenne vanagloria, soffermandosi sui quadrati di nylon centimetro per centimetro. Qualsiasi tifoso dotato di buon senso ha sacramentato con ironia, interrogandosi su quella che si potrebbe definire con un calembour: inutile necessità. Come altro qualificare questa teatralità compiuta in una serata sprecata per una partita che sarà giocata mai? Per l’occasione abbiamo aperto un concorso, basta setacciare il vocabolario italiano e spedire l’aggettivo in redazione.

Da qui in poi dobbiamo però chiedere scusa. A volte i regolamenti fanno sorridere ed appaiono cervellotici ma il risultato è peggiore, per non dire disastroso, quando si disattendono i comandamenti.

È quello che è successo allo stadio “Marulla” di Cosenza. I rossoblù sfidano la Salernitana di mister Castori. I cosentini occupano la seconda parte della classifica con due sconfitte nelle ultime tre gare. I granata stanno attraversando un ottimo momento, nove punti nelle ultime quattro e sperano di raggiungere la vetta in caso di vittoria. Il fattaccio avviene nella ripresa, anche se sarebbe più corretto parlare di una concomitanza di accadimenti, come vedremo. È il 73° minuto, la Salernitana è in vantaggio con un gol del gioiellino napoletano Tutino. Il tecnico calabrese Roberto Occhiuzzi, per ridare energia alla squadra, decide di cambiarne ben tre, in quella che per antonomasia è definita “girandola di sostituzioni”. Escono Carretta, Bittante e Bruccini. Entrano Petre, Sacko e Ba. Sembrerebbe tutto normale. Accade invece che Bruccini non si accorge di essere stato sostituito, riprende a giocare felice per il pericolo scampato. Di conseguenza, seppure per pochi minuti, il Cosenza prova a rimontare con 12 giocatori in campo. Ci ha pensato in un secondo momento la panchina salernitana a richiamare l’arbitro che, per tutta risposta, ammonisce lo sconcertato Ba, reo di essere entrato senza permesso (anche senza impedimenti ci permettiamo di aggiungere). Ma il calcio è meraviglioso sempre per il dopo, quasi mai per il durante. Succede che il prode Ba si fa ammonire per un fallo di gioco. Logico il cartellino rosso per doppia penalità. I lupi della Sila perdono il pelo ma non il vizio di giocare con i numeri pari, passando da 12 calciatori a 10 nello stesso tempo impiegato da Usain Bolt ai Mondiali di Berlino. Qualche risata di scherno per l’accaduto ci sta, ovviamente, ma è quello accaduto dopo a frenare il dileggio. Il caso è unico nel suo genere e, allo stato delle cose, non risulta nemmeno normato, non essendoci giurisprudenza in merito. In attesa che sia fatta chiarezza, la Giustizia Sportiva ha sanzionato il Cosenza di 5mila euro per l’ingresso “irregolare” di un suo tesserato (funzione del quarto uomo?). Su questi binari si muove il ricorso dei legali della formazione silana, che portano avanti la teoria dell’errore tecnico della terna guidata dall’arbitro Dionisi, disposti a continuare la battaglia fino alle aule della Corte d’Appello Federale. Non stanno a guardare gli avvocati dei granata che hanno già preparato le loro motivazioni, pronti a far valere le proprie tesi dinanzi al secondo grado della giustizia sportiva. A questo punto della tenzone si aprono vari scenari. Lo 0-3 a tavolino, la ripetizione della partita o altre diavolerie del genere per un fatto che non è stato mai previsto potesse accadere. Traiamo anche una morale dal pastrocchio cosentino. Basta col sorridere quando sono in corso le ispezioni ai ciuffi d’erba, al reticolato delle porte, alle maglie fuori dai pantaloncini che poi al primo contrasto ritorna tutto come prima. Oppure quando, sia all’inizio delle partite che dopo l’intervallo, l’arbitro conta i giocatori sulla punta delle dita (cosa che si sentiamo di escludere per l’occasione).

In attesa dei naturali sviluppi giurisprudenziali che andranno ad ampliare il già corposo regolamento, registriamo semplicemente il giudizio (forse inutile) del campo: 0-1 a favore della Salernitana.

Nella fraseologia calcistica il dodicesimo uomo, quello invisibile, è sempre stato il pubblico.

Viste le tribune vuote, il Cosenza ha semplicemente pensato di portarsi l’uomo in più materialmente in campo.